Piacere: il miele all'oppio - Editoriale di Jlenia Adain
L'etimologia della parola piacere, dal latino placēre = (come in italiano) sensazione gradevole determinata dall'appagamento di desideri o bisogni fisici, psicologici, morali o spirituali, apparentemente potrebbe apparire banale e tautologica. Se consideriamo però la radice plac- (che ritroviamo anche nella parola plac-are, cioè rendere piano, rendere liscio, in senso figurato facilitare), intuiamo che la parola piacere ha a che fare con l'idea di una situazione appianata, resa liscia, per così dire, agevolata, facilitata. L'idea stessa di "allisciamento" ci rimanda a quella di carezza, che per antonomasia è un atto che, normalmente, produce sensazione gradevole in chi lo riceve. Insomma, il piacere altro non è che la gradevole sensazione liberatoria derivante dall'appianamento della tensione scaturita dal bisogno/desiderio, una volta che esso viene appagato. Etimo Italiano
...sensazione liberatoria che deriva dall'appianamento della tensione che scaturisce dal desiderio...
Caspita!
Il piacere è quindi un anestetico della personalità...la placa, la ammansisce e la rende docile. Diciamo che è la droga del corpo, dell'emozione e della mente. Una sorta di BLISS, di miele all'oppio che tacita ogni bisogno. Detta cos' mi fa paura. 😅
Mi fa impressione pensare che quindi il non soddisfacimento di un piacere porta alla tensione, alla resistenza della personalità. Quando diventa un bisogno e non più un momento da vivere, il piacere assume contorno ossessivi e difficili da dominare.
Il piacere è il motore della sofferenza, poiché quando non trovo piacere soffro, patisco e non connetto. Resto un automa alla ricerca di qualcosa che mi dia rilassatezza, che mi plachi...dipendo da qualcosa di esterno. La nostra società è un po' dipendente dal piacere...visivo, emotivo, fisico...mentale. Ma è un bene?
Nel buddhismo, il piacere è visto in relazione al desiderio e all'attaccamento, entrambi considerati fonti di sofferenza. La pratica buddhista mira a superare il desiderio egoistico attraverso la consapevolezza, la comprensione della natura impermanente delle esperienze piacevoli e la coltivazione di qualità come la compassione e l'altruismo.
Ma poi il piacere mi dico è parte della vita...e come le metto insieme queste cose?
Ho deciso che mi godo la vita...al momento senza farmi pippe, però prima di andare verso il soddisfacimento di un piacere qualunque, mi chiedo "Posso farne a meno?" "Se decidessi di non andare fino in fondo...soffrirei?". Dobbiamo sapere che effetto hanno su di noi le cose...perché se siamo troppo sballottati dalla dualità piacere/dispiacere, siamo anche sballottati dalla necessità di zittire quel dispiacere o quella sofferenza con qualcosa che non viene da dentro, ma da fuori.
E cosa volete che vi dica...non mi sentirei libera. Io...
Ma lascio la parola ai miei colleghi nelle prossime settimane per darci il loro punto di vista su questo argomento. Ogni domenica!!!
Jlenia Adain

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