L’ABBONDANZA AI TEMPI DELLA GUERRA

 


 


Erano gli anni 40’ del secolo scorso, erano tempi davvero duri, in cui in Italia e in gran parte del mondo soffiavano i venti della guerra. Ciò che scriverò qui di seguito sono i racconti di una mia anziana zia, che questi tempi terribili e bellissimi li ha vissuti in prima persona. Nelle sue parole pronunciate con coraggio e grande dignità, io ho colto l’abbondanza. A quei tempi mio nonno Luigi, pur di sopravvivere si era in qualche modo “alleato” con i tedeschi, i quali gli avevano affidato la custodia di una villa da loro occupata, in cambio di un po’ di cibo: pane, farina, latte zucchero e sale. In quel gesto che fece mio nonno, in quei viveri, in quel poco cibo spesso razionato le donne e gli uomini del mio albero genealogico materno, sono potuti sopravvivere, non patendo la fame, facendo di necessità virtù.  Quel poco, per loro era tutto e io in questo, oltre ad un moto di compassione e di sincera comprensione ho colto una grande ricchezza. Allora abitavano in un piccolo appartamento e in una famiglia composta da sei persone. Eppure, mi raccontavano che con i vicini, nonostante gli orrori della guerra, c’era un grande movimento di solidarietà: tutti si aiutavano e un piatto di minestra non mancava mai, per chi ne aveva bisogno. In questi gesti semplici io ho colto una grande amore per la vita, e una grande ricchezza d’animo, che non si può quantificare di certo in denaro. Un paio di scarpe nuove, una bambola di pezza fatta con degli scarti di vestiti, per loro era un giorno di festa. Una bambola con cui giocare, una bambola da cullare e accudire, per dimenticare le nefandezze di cui è stato capace l’uomo. Lacrime di innocenza di chi scappava al suono delle sirene, per rifugiarsi negli scantinati; eppure, a loro è stata risparmiata la vita. C’era chi veniva sacrificato e chi arrivava su questa terra, tutto affinché si aprisse un varco nel tempo, uno spazio in cui io potessi nascere dal ventre di  mia madre.  A voi, va la mia gratitudine più profonda. Non importa che io sia un’esclusa, era proprio così che dovevano andare le cose, affinché si compisse il mio destino. Così diversa da voi, eppure così intimamente legata a voi, dalla terra e dalle radici da cui tutti noi proveniamo.   Voi mi avete donato la vita: questa è una grande abbondanza. 

 

Tiziana Fenili

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