IL PIACERE
“Le idee di caldo e freddo, piacere e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Tali idee sono limitate da un inizio e una fine, sono transitorie, sopportale con pazienza…. Colui che non è influenzato dal dolore e dal piacere, colui che è calmo ed equilibrato durante il dolore e il piacere , solo lui è idoneo all’immortalità… Colui che controlla la mente ed è libero da attaccamento e avversione, anche mentre usa gli oggetti dei sensi , raggiunge la divina calma interiore.”
Bhagavad Gita, cap.2
Voglio cominciare così questo articolo, con le parole pronunciate da Krishna in questo meraviglioso testo poetico sacro. Sono parole che arrivano dritte nel cuore di chi le sa ascoltare, sono parole sfidanti per noi, che viviamo in questa illusione e siamo costantemente in balia dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, e anche di tutto quello che ci è stato insegnato.
Ma cosa sono in fondo le emozioni? Cosa sono i pensieri? Non sono altro che risposte ad un attaccamento o ad un avversione. Mi spiego meglio: ognuno di noi, per insegnamenti appresi, per cultura, per tradizione, per una sua propria personalità ha un’ idea di giusto e sbagliato, un’ idea di bello e brutto. E sulla base di queste idee sviluppa della sue credenze che lo porteranno a ricercare il bello e a scappare dal brutto. Faccio un esempio: quanto ci piace essere felici, quanto ci attacchiamo al sentimento di felicità e scappiamo dal dolore? E in questa corsa spropositata verso la felicità ci riempiamo di qualsiasi cosa ci provochi piacere: belle case, tanti soldi, tanti amici, macchine, feste…ognuno ci metta quello che vuole, perché siamo tutti sulla stessa barca, ognuno di noi ricerca ciò che lo fa stare bene e scappa da ciò che lo fa stare male. Ed evita le situazioni che potrebbero portarlo a sofferenza. Perché la sofferenza fa paura, perchè la sentiamo più scomodaIo sono una mamma, e noto questa cosa nei miei bambini, è come se fosse una cosa innata. Cerchiamo e rincorriamo il piacere fin da bambini: il parco con gli amichetti, il gelato, i giochi…. E tutto questo è anche molto bello, ma, cadiamo quasi sempre nella trappola dell’attaccamento. Ossia, vogliamo il piacere a tutti i costi, e se non ce l’abbiamo, viviamo nella frustrazione, nella rabbia non gestita, creiamo desideri, uno dopo l’altro, e tutta una serie di emozioni e pensieri che agitano la nostra mente, e una mente agitata non agisce secondo il volere della propria natura superiore, ma agisce secondo impulsi.
In fin dei conti, siamo qui per fare delle esperienze, se potessi in qualche modo tradurre in parole povere ciò che Krishna dice nella Bhagavad Gita, in sostanza direi questo: godi di quello che questo mondo ti offre, quindi vivi il mondo intorno a te, vivi le tue emozioni, ma senza attaccamento, non cercare il piacere e non scappare dal dolore…ma vivili entrambe, accogliendo ed accettando tutto ciò che arriva a te. Perché il piacere legato agli oggetti, è transitorio, e più ne abbiamo e più ne vogliamo, non saremo mai sazi dei piaceri terreni della vita, e ci porteranno ad una corsa folle per averne sempre di più entrando in un circolo vizioso. C’è una bellissima meditazione buddista, che aiuta molto secondo me a fare questo lavoro di equanimità, ed è la meditazione Vipassana: provate a sedervi in una posizione comoda, ad occhi chiusi, e dopo un primo momento di centratura (utile l’osservazione del respiro nelle narici), osservate le sensazioni che ci sono nel vostro corpo, dai piedi alla testa, come se state facendo uno scanner di tutto il vostro corpo, e notate le sensazioni che arrivano, accogliendo sia quelle piacevoli che quelle non piacevoli, senza giudizio, senza etichettarle, senza voler scappare da un ginocchio che fa male, per esempio.. questa meditazione ci fa imparare a stare nel piacere e nel dolore, a viverli nel corpo, e a lasciarli andare, ed è come un addestramento per la mente che a poco a poco, inizierà a fare questo lavoro anche nella vita di tutti i giorni, e forse se un dolore arriva lo vivremo in maniera più consapevole, vivendolo sapendo che prima o poi passerà , così come passano anche i momenti di piacere.
Tutto passa su questa vita terrena e la vera felicità non coincide con il piacere dei sensi. E mentre lo scrivo a voi lo ripeto un po' anche a me stessa-
Chiara

E' così: bisogna partecipare a questa grande festa che è la Vita con lievita' e fratellanza, gustando e condividendo tutto ciò che ci porta positività.
RispondiEliminaE se ciò non vi riesce fatevi aiutare dalla pranoterapia, una naturale forma di cura priva di controindicazioni.