Ego: da nemico ad alleato
La parola Ego deriva dal latino e significa letteralmente “io”, rappresenta quindi la propria persona e la coscienza di essere chi siamo. E’ una parte fondante di noi…
La confusione si crea nel momento in cui andiamo a considerare tutte le tradizioni sapienziali di oriente e occidente, che definiscono l’ego uno dei problemi che impediscono l'evoluzione dell'uomo e la sua autentica realizzazione. Poichè più gli viene attribuita importanza, tanto più ci si distanzia da quello che siamo nel profondo. Non solo: questi antichi sistemi di pensiero, in particolare il Taoismo cinese, affermano che liberarsi dall'identità, e quindi dall'Ego è la condizione essenziale per accedere all'illuminazione.
E quindi come è possibile procedere nel nostro cammino spirituale se una parte di noi ci impedisce di farlo?
Consideriamo per un attimo come nasce il nostro ego.
Quando un neonato viene alla luce non ha cognizione di sé: si identifica con quello che percepisce e che pian piano riesce a distinguere; prende coscienza di sé solo quando i suoi bisogni devono essere colmati ed una volta soddisfatti si dimentica del suo corpo.
Qualsiasi sua azione viene compiuta attraverso i sensi, ed è quindi proiettata al suo esterno.
Quindi la prima consapevolezza che abbiamo venendo al mondo è quella dell’altro, di ciò che è altro da noi e poi di noi. Conosciamo noi stessi stessi attraverso l’osservazione degli altri che ci fanno da specchio e attraverso le cure che ci vengono date durante la prima infanzia sentiamo di avere un senso, un significato: nasce così uno dei nostri due centri: l’ego.
Si tratta però di un centro riflesso perché da bimbi non sappiamo chi siamo, sappiamo solo quello che gli altri pensano di noi e questo fa sì che sia necessario nutrirlo continuamente. È a causa di questo meccanismo che questa nostra parte è sempre agitata, sempre in cerca di alimento, di qualcuno che le faccia delle lodi o che si scontri con lei, l’importante è che le venga prestata attenzione.
L’ego è quindi una sorta di difesa per la sopravvivenza nei primi anni di vita, con la caratteristica di non superare mai una certa età, possiamo dire che rimane piccola, spesso spaventata e arrabbiata.. ma è FINTA perché ci viene data dagli altri.
Qual è allora il nostro vero centro e come distinguerli? Osservandoci.
Sappiamo che l’ego è quella parte di noi che è in lotta con l’esistenza. Vorrebbe tanto che le cose andassero come vuole lui e se ciò non avviene soffre,(sofferenza intesa come il divario tra quello che si aspetta e ciò che invece ottiene).
Proprio perché ha avuto durante la crescita una sua importante funzione , non può essere né cancellato né messo a tacere, anzi quello che può accadere quando ci si prova e si trasformi in un altro ego, ad esempio chi va definendosi umile altro non fa che alimentare il proprio ego, poiché un uomo veramente umile non sa di esserlo ne tantomeno si definisce tale.
Possiamo però osservare come esso sia l’artefice della nostra infelicità, e proprio come faremmo con un bimbo sperduto, prenderlo per mano e lasciarlo guidare dalla nostra parte più adulta, quella parte che è in grado di comprendere che la vita è ricca di imprevisti, ed è proprio grazie ad essi che siamo destinati ad evolvere.
Accettare ciò che arriva, anche quando dista molto da ciò che avremmo voluto , riconoscendo che siamo la piccola parte di un ingranaggio ben più grande di noi è il primo passo verso il nostro vero centro, verso il nostro SE.
Solo così possiamo procedere lungo il nostro cammino spirituale , smettendo di considerare l’ego come un ostacolo ma dandogli il suo posto, il suo spazio e il nostro amore.
Raffella Petra

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