I limiti nelle relazioni. Dove finisci tu e dove comincio io







 Ognuno di noi, a seconda della storia familiare, delle esperienze maturate soprattutto durante la prima infanzia, sviluppa uno spazio personale. Come le persone lo utilizzano e come lo percepiscono viene studiato dalla PROSSEMICA.

Tale disciplina studia i diversi modi in cui le persone interagiscono tra loro in ambito personale e professionale e come queste interazioni possano essere influenzate dalle differenze culturali.

E’ una comunicazione non verbale che ci da indizi molto chiari sul tipo di rapporto in cui si trovano le persone durante la loro interazione.

Sono state identificate 4 zone prossemiche, da quella più vicina al nostro corpo a quella più lontana e sono :  zona intima , zona personale, zona sociale e zona pubblica.

La zona intima(0-45 cm) viene chiamata anche “bolla”. Si tratta della zona in cui noi ci sentiamo più al sicuro e in cui facciamo entrare solo coloro in cui abbiamo la massima fiducia.

La zona personale (45-120 cm) d è solitamente riservato alle persone con cui si ha familiarità. 

Nel mondo occidentale rappresenta la distanza ideale per buona parte delle interazioni, e coincide con la distanza necessaria per una stretta di mano.

La distanza sociale (120-300cm) è lo spazio utilizzato per le interazioni con i conoscenti.

Lo spazio pubblico è quello che va oltre i 3 metri ed è tipicamente utilizzato per grandi riunioni o discorsi pubblici.

Oltre a questo spazio fisico va considerato anche lo spazio interiore nelle relazioni. Ovvero in un buon rapporto, anche se intimo, è necessario avere chiari quali sono i limiti, dove per limite intendo il sottile confine tra me e l’altro.

La necessità di far rispettare il nostro spazio e di non farci invadere o invadere l’altro sono fondamentali in qualsiasi rapporto salutare. La simbiosi non è mai bene poiché anche se all’inizio pare una relazione ideale, con il tempo le persone coinvolte, per riprendersi il proprio spazio chiudono, feriscono e abbandonano la relazione. Anche nella più classica relazione tra madre e prole, la madre ad un certo punto deve permettere al figlio di acquisire la sua indipendenza per comprendere di essere a sé stante.

Detto questo risulta chiaro che se i nostri confini non sono delineati può accadere di confondere le proprie necessità con quelle dell’altro dando per scontato di sapere o immaginare cosa sia meglio  fare,  oppure soffocando sé stessi per il timore che affermando i propri spazi si possa incorrere in un rifiuto.

Chiarire e definire i propri spazi è importante, ci permette di rispettare noi stessi e di conseguenza anche gli altri. Amore non è fusione, amare è rispetto, ascolto e comunicazione. Imparare a chiedere quello di cui si ha bisogno fa di noi persone adulte, in grado di affrontare anche i conflitti, perché lo scontro non è di per sé negativo, ma può essere un mezzo per riconoscerci e ampliare la nostra zona intima.

Se il timore è quello di perdere l’amore nel momento in cui dichiariamo i nostri spazi, sarebbe il caso di osservare bene quella relazione, perché autoaffermarsi non è una colpa né un dispetto che facciamo agli altri, è una forma di amore verso noi stessi.

Raffaella Petra


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