Cambiare le frequenze
A volte le
persone si sentono perseguitate dalla sfortuna, alcune attirano partner o
situazioni che ripetono gli stessi schemi. Alcune non si sentono soddisfatte della
vita che conducono. Vorrebbero ci fosse qualcuno che con un colpo di bacchetta
magica cambiasse il loro destino. Alcuni rituali di pulizia sciamanica
effettivamente possono aiutare a lavare via le negatività e staccare parassiti
energetici, altri rituali possono servire per attirare abbondanza e prosperità,
ma poiché nessuno può sostituirsi a qualcun altro nel lavoro interiore, il
successo è solo temporaneo se chi riceve il trattamento non attua
contemporaneamente un vero cambiamento di paradigma modificando dall’interno le
proprie frequenze.
L’Universo risponde infatti alle nostre frequenze ed esse sono determinate da ciò che
siamo, pensiamo, facciamo, sentiamo e percepiamo. Noi costruiamo la realtà
specifica con cui ci rapportiamo agli altri e alla realtà stessa (mentale,
sociale, percettiva, ecc.). Quindi Il nostro stato attuale, di conseguenza le
frequenze che emettiamo derivano da un insieme di fatti della vita, pensieri,
aspettative, credenze e incontri sedimentati e stratificati all’interno di noi
e pertanto se si vogliono modificare le frequenze è necessario operare su più
fronti.
La realtà
attuale è vincolata dalla fissità o mobilità del cosiddetto “punto di unione”, un concetto sciamanico
del Nagualismo Tolteco, che identifica l’area in cui la consapevolezza si
unifica producendo la percezione e poi interpretazione del mondo. Modificare la
fissità di tale punto può aprirci a nuove prospettive e possibilità in ogni
direzione, di fatto influendo sulle nostre stesse frequenze. Per ottenere
questo movimento è necessario possedere
una sufficiente quantità di energia e un
intento forte verso il cambiamento, altrimenti sarà difficile rompere gli
schemi mentali che impediscono di uscire dalla propria comfort-zone, quella
specie di comodo labirinto nel quale l’uomo si diletta a stare e talvolta
perdersi.
Per uscire dal
labirinto è necessario possedere una mappa, una chiave e la capacità di usarli.
A questo proposito alcune tecniche di derivazione sciamanica agiscono sulla
totalità dell’essere coinvolgendo la componente animica, corporea e mentale di
fatto coinvolgendo la totalità dell’essere e quindi hanno a mio parere una
grande efficacia.
Sul piano mentale si compiono viaggi all’interno
di sé per avere una mappa sempre più precisa dei meandri del labirinto, conoscere
per esempio le motivazioni che stanno dietro a certi atteggiamenti mentali.
Capire da cosa è causato il sentimento del possesso, la gelosia, l’invidia, la rabbia,
ecc. Capire da dove nascono i pensieri fissi, i sentimenti di autosvalutazione,
di insicurezza e il bisogno di colmare quel vuoto interiore che spaventa nella
sua essenza. Sembra che la maggior parte dei problemi derivino dalla cosiddetta
“importanza personale” che è
quell’insieme di elementi della propria storia biografica (vera o presunta
tale), affermazioni familiari e sociali, detti e non detti, aspettative e credenze
che si stratifica nell’essere umano. Una tecnica interessante che alcuni guaritori sciamanici usano per lavorare sulla
propria psiche è quella di far descrivere sé stessi in terza persona
osservandosi con amore, cioè come se si osservasse il proprio figlio o una
persona cara. Talvolta è sufficiente affrontare un solo argomento per ottenere
significativi miglioramenti, altre è necessario andare più in profondità
osservando le proprie azioni e compilando una lista delle attività svolte in un
giorno, in una settimana, un mese, ecc (“lista
del fare”) elaborando poi, con l’aiuto del guaritore sciamanico, la lista
del “non fare” (insieme di azioni
fisiche e mentali che rompono gli automatismi). Si possono in tal modo affrontare
temi rilevanti della vita guardando i propri ricordi, desideri, sogni. Questi
lavori mentali ci forniscono informazioni preziose sulla struttura del nostro
personale “labirinto” e contemporaneamente ci permettono di cambiare la
narrazione della nostra vita in modo che si modifica la percezione stessa della
vita e della essenza stessa della nostra realtà. Accade a un certo punto del
percorso che si attui un insight, una
sorta di illuminazione improvvisa che ci spiega il perché di ogni cosa e come
affrontare i vari problemi e come risolverli ottenendo di fatto la chiave per
uscire dal labirinto.
Sul piano animico si compiono ritualità
specifiche, praticano varie tecniche di contemplazione, meditazioni e si cerca
di sintonizzare sé stessi alla Natura che tutto rigenera e orientare il nostro
essere alla parte più profonda, sacra e misteriosa del Sé, dove le forze sono
le più potenti perché connesse al nostro cuore energetico emozionale.
Sul piano fisico alcuni specifici esercizi della
tradizione sciamanica o del QiGong aiutano a sciogliere le articolazioni e sbloccare
l’energia che spesso si condensa nelle parti che si muovono poco. Altri
esercizi servono per interagire con la parte esterna del nostro bozzolo
luminoso. L’utilizzo in contemporanea di una respirazione consapevole aiuta a interrompere
il dialogo interiore e aumenta l’energia interna che accumulandosi apre nuove
prospettive percettive. La pratica in natura e in luoghi dove c’è una maggiore
concentrazione energetica può accentuare notevolmente il processo.
Quanto più sono
profonde e antiche le origini del condizionamento, quanto più rigidi gli schemi
e più forti le resistenze al cambiamento, spesso mascherate da sentimenti di
paura, ansia da prestazione, dolori fisici, ecc. per questo motivo i 3 processi
spesso avvengono contemporaneamente in modo da spezzare le abitudini e
suggerire modi diversi di vedere la realtà. Questo viaggio verso l’ignoto
dentro di noi può risvegliare le energie sopite, dare conoscenza e produrre un
cambiamento profondo nell’essere, modificando dall’interno le frequenze.
Infatti, imparando a vedere i meccanismi e gli automatismi che stanno dietro
certi pensieri e sentimenti sarà più semplice disciplinare la mente. Accettando
sé stessi e le proprie fragilità senza indulgere nell’autocommiserazione e
riconoscendo le proprie potenzialità (senza coltivare sentimenti di orgoglio), sarà
più facile amarsi e liberandosi dalle stratificazioni di credenze, detti e non
detti, aspettative familiari o di ruolo ecc. si ridurrà progressivamente l’importanza
personale che tanto influisce sulla vita di tuti i giorni dando pacificazione
all’anima e più libertà per vivere pienamente la vita.
Hans Martin Hunger

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