LA QUERCIA - con pratica di riconnessione al Cuore della Terra
Abbiamo ormai incontrato quasi tutti
gli Spiriti degli alberi sacri che costituiscono il calendario celtico. Oggi facciamo
conoscenza con la Quercia, pianta da sempre considerata magica, sacra e
oracolare, spesso oggetto di opere artistiche e poetiche.
Gli alberi
di Quercia sono conosciuti per la loro grande capacità di adattamento: ne
troviamo esemplari in tutto l’emisfero settentrionale, nelle zone temperate e
tropicali di America, Asia, Europa e Nord Africa; vivono a diverse
latitudini e longitudini e, a differenza di altri vegetali, hanno imparato ad
adattarsi e combinarsi, tanto che si classificano dalle 250 alle 450 varietà (tra
le più note: il leccio, il rovere, la farnia).
Sono simbolo di longevità , alcuni esemplari superano i 500
anni di età, ma la loro crescita è lenta e questo, nel corso dei secoli, ha
fatto sì che molti querceti cedessero il posto ad altre specie.
In fitoterapia si utilizzano ghiande, corteccia,
foglie, rizomi, gemme, amenti e radici della pianta. Il legno, soprattutto del rovere,
è tra i più usati per la costruzione di mobili e pavimenti poiché molto
resistente. Con esso vengono anche fabbricate botti dove vengono invecchiati vino,
grappa, rhum, cognac o altri distillati; infatti è particolarmente ricco
di tannino, sostanza rilasciata naturalmente nella bevanda e che dona
gusto e “carattere”. Il tannino di Quercia può anche essere aggiunto
al vino direttamente, per esaltarne le naturali qualità e apportare un sentore
di vaniglia e liquirizia, oltre che per donare morbidezza e “volume”. L’estrazione del tannino avveniva già presso
i Celti e nel periodo medioevale, quando serviva per conciare le pelli. È una sostanza che ha proprietà
astringenti, antinfiammatorie per la pelle e l’intestino, antisettiche
(disinfettanti), vasocostrittrici e cicatrizzanti. Sulla cute è utile in caso
di piccole infiammazioni e ustioni.
Per la particolare
stabilità nel terreno ed imponenza verso il cielo (può raggiungere i 40-45
metri d'altezza) la Quercia è da sempre sinonimo di forza e solidità.
Il culto della quercia risale alla preistoria delle civiltà
celtica, greca e romana; era diffuso in gran parte d’Europa, protraendosi fino
all’avvento del Medioevo. In essa gli antichi vedevano protezione e forza primordiale,
ma rappresentava anche la saggezza e l’abilità di sopravvivere nei periodi più
difficili; una simbologia che ha attraversato i secoli: ritroviamo infatti rami
di quercia intrecciati e ghiande in molti stemmi araldici.
La Quercia torna
anche nei miti: il Vello d’Oro nelle vicende degli Argonauti fu rubato da
Giasone dai rami di una Quercia; la clava di Ercole era fatta del suo
legno; nell’Odissea si narra che Ulisse per ben due volte interrogò il fogliame
della pianta per divinare il proprio futuro.
Fu spesso associata
ai fulmini. In effetti questo è l’albero che ne è più soggetto, tra tutti
quelli della foresta. Gli uomini avevano quindi collegato i loro Dei più
potenti alla Quercia e alla folgore: Zeus, Taranis, Thor. Il Dio Teute dei
Druidi era addirittura rappresentato con sembianze di Quercia.
Nell’antica Grecia questi colossi arborei venivano chiamati “pròterai
matéres” cioè “prime madri" ed erano considerati sacri a Zeus, luogo di
unione tra lui ed Era, nonché simbolo di giustizia e rettitudine morale. Nel
più antico oracolo del mondo ellenico, a Dodona, le persone si avvicinavano alla
pianta per avere un consulto e, quando le foglie si agitavano, le profetesse
riferivano ciò che Zeus aveva detto loro.
Anche i Romani furono affascinati dalla maestosità di questi
alberi e dalla loro resistenza di fronte alle tempeste. Per questo con le
foglie preparavano corone commemorative e celebrative per coloro che si erano
distinti per senso civico o avevano dimostrato particolare coraggio in
battaglia.
Nei secoli di carestia, i frutti, cioè le ghiande, venivano
essiccati, sbucciati e poi finemente macinati e servivano a preparare un pane
che in Europa fu consumato fino al XVIII secolo.
È una pianta solare, collegata alla festa di Lughnasadh -
festa della luce che corrisponde al nostro primo Agosto. Nel calendario celtico
regge il periodo che va dal 10 giugno al 7 luglio. Era considerata regina
della foresta, un Albero Cosmico posto a sostegno del Cielo.
Troviamo per la
prima volta negli scritti di Plinio la testimonianza di quanto la Quercia fosse
sacra ai druidi: viene raccontato di riti religiosi che essi compivano nei
boschi e della raccolta del vischio sacro che cresce su questi alberi. Le
cerimonie erano considerate ancor più sacre se l’officiante aveva mangiato
alcune ghiande prima di iniziare poiché proprio da esse provenivano le
emanazioni divine utili per interrogare il futuro e comprenderlo attraverso i
segni. I poteri curativi che i Celti le attribuivano erano considerati così
grandi che in alcuni luoghi la guarigione poteva avvenire, secondo loro, semplicemente
camminando intorno all’albero e desiderando che il disturbo fosse portato via
dal primo uccello che si fosse posato sui suoi rami. Per le stesse ragioni, ai
piedi di una quercia i druidi amministravano la giustizia. Le foglie erano
ingredienti per pozioni, rituali di protezione e di purificazione, ma utilizzate
anche come antisettico, per curare le infezioni dell’apparato digerente, le
eruzioni cutanee, le ferite e le ustioni.
Tra i rami si
credeva che dimorassero gli Dei del cielo e proprio per questo le navi, le
porte di casa e gli scudi dovevano essere fatti con il suo legno, scelto anche
come combustibile per i fuochi sacri.
Si ritiene che il culto della Quercia sia molto antico per questo
popolo, tanto che il nome Druido (cioè membro autorevole) deriva dal nome
celtico della pianta: Duir. Tale termine significava anche “porta” e infatti l’albero
era considerato la soglia tra i mondi: il tronco rappresentava
il regno fisico, quello in cui tutti noi siamo immersi e viviamo; nelle
radici, che affondano nel terreno, vedevano il collegamento con i mondi
inferiori; i rami protesi verso l’alto erano invece il passaggio
verso quelli superiori.
I Celti portarono con sé questo culto anche nella lunga
migrazione: nel III secolo a.C., alcune tribù che si stabilirono in Asia Minore
(i Galati), costituirono una confederazione che si riuniva in un santuario
comune detto Dunemeton, cioè boschetto sacro di querce.
Bene… abbiamo parlato largamente delle sue caratteristiche e
qualità, ora vediamo cosa ci racconta il suo Spirito…
Guida: "Grande
Quercia, poderosa, massiccia... e dentro di lei una linfa così lieve, così
leggera che scorre e non si ferma mai. Questo potete imparare dalle
querce..."
Quercia: "Senti le mie fronde che si muovono nel vento,
danzano nell'aria, tenute ben salde, aggrappate, stabili da un grande tronco,
massiccio, ben piantato e radicato. Così anche voi potete danzare nel vento, se
avete radici solide, ben piantate, stabili.
Vi porto la qualità della leggerezza associata alla
stabilità. Può sembrare un paradosso, ma non lo è, anzi! Servono radici forti
per poter volare, serve un filo ben stretto, tenuto ben stretto, per far volare
l'aquilone senza che scappi via, lontano. Per poter esprimere la leggerezza, la
libertà, serve stabilità, serve radicamento."
Io: "Come si può trovare questo radicamento?"
Quercia: "Il radicamento nasce dalle cose che vi stanno
a cuore e dal vostro impegno per conservarle e mantenerle in buono stato. Il
radicamento nasce dalla stabilità con cui vi occupate del vostro pezzetto di universo,
senza pensare di dover salvare il mondo, di dover fare grandi cose. Vi è stato
dato un pezzo di universo di cui prendervi cura. Occupatevene, occupatevene
bene. Come un contadino che con amorevole cura si occupa del suo campo: non
pretende di diventare famoso, di salvare il pianeta, di fare grandi cose. Lo fa
già, nel suo piccolo, nella sua porzione: lui sta salvando il mondo attraverso
l'amore per il suo campo. Fatelo anche voi! Occupatevi con amore del campo che
la vita vi ha donato in questo momento, occupatevene con tanto amore e
dedizione. Questo vi permette di avere radici solide e stabili, e allo stesso
tempo vibrare con l'aria, col vento... danzare con le nuvole. Ma se non fate
questo non avete possibilità di divertirvi e giocare col vento perché ogni
folata sarà una minaccia, sarà pericolosa... e allora vi dico: se volete
giocare col vento della vita, piantate bene le radici dove siete perché è lì
che dovete essere, è lì che la vita vi vuole. Vi ha dato quell'esperienza
temporanea, di quel momento o di quella incarnazione, perché sa che lì è
il posto giusto dove poter mettere radici e allo stesso tempo poter volare e
vibrare col vento, come le mie fronde. La linfa scorre dentro di me viva grazie
a questo connubio di solidità - forza - radicamento e di leggerezza e giocosità,
vibrante nell'aria. La linfa può scorrere tra l'una e l'altra parte, tra l'una
e l'altra qualità di me.
Fatelo anche voi, state qui se volete volare. Un paradosso
eppure è cosi, state qui se volete volare e vibrare. Ben radicati, senza timore
di volare via, di essere strappati via dal vento della vita. State qui, non c'è
posto al mondo più bello e adatto a voi se non qui dove siete. Godetevelo,
entrateci con tutte le vostre radici, entrateci appieno: è il posto giusto dove
potete stare, è il posto giusto per voi donatovi dall'Universo. C'è un motivo
se siete qui, c'è un motivo per tutto nella vita, ma non è importante, non è
vostro compito capire il motivo: il vostro compito è stare, il motivo verrà a
galla prima o poi, vedrete. Non preoccupatevi, state lì dove siete. Vi insegno
questo.
Immaginate che dal vostro cuore scenda un filo dorato,
scende e vi connette al centro della Terra: il vostro cuore connesso e
collegato al cuore della Terra... e ascoltate il battito del cuore della Terra
che rimbomba dentro di voi. State qualche minuto ad ascoltarlo, di modo che il
vostro cuore si sintonizzi al ritmo del battito del cuore di Madre Terra. Lo sentirete
nelle viscere, lo sentirete battere attraverso di voi e così sarete di nuovo
collegati al ritmo della vita sulla terra. Qualche minuto, una volta ogni
tanto, una volta a settimana è abbastanza. Vi aiuterà a ritrovare voi stessi, a
ritrovare il contatto con la natura dell'essere Umani. Sarà bello vedrete, sarà
ancora più bello essere connessi al centro della Terra, molto bello. Come noi
alberi che non lo abbiamo dimenticato: lo siamo sempre, in connessione con la
Terra. Fatelo anche voi, vi sentirete a casa dopo tanto tempo; vi sentirete
qui, a casa come noi, come gli animali, come le pietre, come gli uccelli, come
le nuvole... tutti aquiloni collegati al Cuore della Terra con un filo dorato.
Ripristinate il vostro filo dorato con la Madre Terra. Sarà bello vedrete,
proprio bello.
Grazie..."
Vi lascio con questa bellissima immagine: tutti gli esseri
viventi come aquiloni che si muovono liberi sulla Terra collegati al suo cuore…
Con Amore
Layla 💜
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