Heather: il super potere dell’empatia
Siamo portati a credere che la relazione sia uno scambio: io
ti do tu mi devi.
La linearità, la causa a cui corrisponde un effetto
immediato, ci mostrano quanto sia superficiale e limitato il nostro modo di
intendere il rapporto tra noi e gli altri, come spesso il bisogno ci porti a
chiedere, pretendere un riconoscimento, un ascolto, qualcuno che arrivi a
colmare il nostro vuoto.
Siamo condizionati dal modello del capitalismo in cui ciascuno di noi diventa
un tassello di una gerarchia che vede le persone comuni come merce e materia
prima: incastrati negli ingranaggi di una piramide che ci consuma e ci vuole
consumatori, ci vuole liberi ma omologati, collaborativi ma isolati, diffidenti
ma pronti a sacrificarci per gli altri. Questo apre un abisso di vuoto, di
paura in noi obbligandoci a stare vicini al pensiero comune, all’omologazione
per vincere l’insicurezza e lo stato di smarrimento.
“Se l’amore è una capacità del carattere maturo e produttivo, ne segue che
la capacità d’amare in una vita individuale, in qualunque civiltà, dipende
dall’influenza che questa civiltà ha sul carattere della persona media.”
“[…] Se una persona non supera il proprio attaccamento
morboso per la madre, per il clan, per la patria, se conserva una
subordinazione infantile ad un padre intransigente e tirannico o a qualsiasi
altra autorità, non può sviluppare un amore più maturo per Dio; allora la sua
religione resta in una fase primitiva, quella in cui Dio è sentito come una
madre protettiva o un padre intransigente.”
da
“L’arte di amare” di Erich Fromm
Come vediamo l’altro? Siamo liberi di esprimere noi stessi
nelle nostre relazioni? Quanto è mio e quanto è influenzato dall’ambiente in
cui sono immerso? Come vivo la relazione con me stessa/o? Riesco a esprimere
ciò che penso/sono? Se lo faccio qual è il prezzo che mi viene richiesto? Cosa
provo quando il silenzio mi circonda? Cosa provo quando sono in mezzo ad altre
persone?
“Simpatia” deriva dal greco sym-patéo che letteralmente significa provare le stesse emozioni di
qualcuno, condividere con lui o lei la stessa
reazione emotiva agli eventi, veniamo attratti dalla personalità e dai valori
dell’altro che sentiamo simili in qualche modo ai nostri.
“Empatia” deriva dal greco en-pátheia significa essere “dentro”,
comprendere i sentimenti, i bisogni, le emozioni di un’altra persona,
comprendere ciò che sta provando, senza porre un giudizio sulle dinamiche,
senza cercare di capire i perché, senza che ci sentiamo somiglianti.
É riconoscere ciò che l’altro
sente senza essere sovrastato dall’emozione che arriva, non c’è compassione né
approvazione, è la capacità di essere vulnerabili, di lasciarci attraversare, è
accogliere.
A ciascuno di noi piace rendersi
utile, ogni persona che ho incontrato, a modo suo, voleva aiutare.
Se penso all’empatia penso al
fiore Heather, l’Erica, dei rimedi floreali del dottor Bach, e del cammino che
dobbiamo percorrere per giungere all’empatia.
Heather comprende due personalità tipiche:
•
una personalità estroversa, egocentrica,
concentrata su se stessa, che manifesta una grande fame di affetto e di
attenzioni: è la persona che cerca amore in modo disperato, che chiede per sé
tutte le attenzioni, vuole essere guardato, stare al centro. È quell’amica o
quell’amico che quando ti vede inizia a parlare e non riesci a inserirti nella
conversazione perché è una valanga di parole, molto probabilmente soffre di una
lista di malanni o guai infiniti e quando se ne va ti lascia senza energia.
•
una personalità introversa, che cerca di
attirare l’attenzione degli altri chiudendosi in sè stesso, stando da solo,
senza parlare. L’egocentrismo è una caratteristica comune: si preoccupa solo di
se stesso, e quando emerge dal suo angolino e si prodiga per gli altri tende a
imporre il suo punto di vista, lo fa in buona fede, perché vede solo quello.
Ad ogni buon conto chi attraversa
uno stato Heather sta soffrendo un vuoto affettivo incolmabile, si attacca a
chiunque pur di non rimanere solo, è invadente, logorroico e si confida con
tutti pur di elemosinare un po’ di attenzioni, non gli importa quel che pensano
gli altri, vede solo se stesso.
Il rimedio porta l’armonia facendo
ritrovare in se stessi la fonte inesauribile del nutrimento di cui necessita,
acquista autonomia affettiva e sa selezionare le persone a cui affidarsi.
Il rovescio del caratteristico egocentrismo è proprio la capacità empatica: è
in grado di immedesimarsi con l’altro, sa essere comprensivo, sa offrire il suo
aiuto in modo generoso, ma rispettoso, ed è proprio il senso di unità con il
tutto che gli dà l’energia per prodigarsi, il grande senso di empatia.
L’habitat in cui cresce, la
brughiera, parla della solitudine e quando doniamo questo fiore equivale a una
richiesta di affetto e compagnia; ma è anche simbolo di speranza perché cresce
e fiorisce dove nessuna pianta riuscirebbe a farlo.
Il pattern, il modello della
relazione del tipo Heather è la rete: un insieme di molteplici connessioni tra
ogni punto di intersezione, ma anche una rete che mette un confine tra me e
l’altro, non un muro, ma qualcosa che è permeabile, che lascia scorrere e
fluire ciò che è necessario. La rete segna il confine, un luogo di incontro
dove si può diventare noi, il margine permeato di empatia: rimango me stesso e
vedo e comprendo l’altro.

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