DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO' CHI SEI

È possibile secondo voi non relazionarsi? Intendo dire, possiamo scegliere di non rapportarci con tutto ciò che è all’esterno di noi?

Aristotele definì : “L'uomo è un animale sociale, in quanto capace di unirsi in gruppo e costituire una società, ovvero, secondo la definizione, un insieme organizzato di individui.”

Tesi sostenuta anche da Martin Buber, teologo e pedagogista austriaco, secondo cui il senso fondamentale dell'esistenza umana è da rintracciarsi nel principio dialogico, cioè nella capacità di stare in relazione totale con la natura, con gli altri uomini e con le entità spirituali ponendosi in un rapporto Io-Tu.

 Riflettendoci, anche chi vive in completa solitudine, come un eremita, si relaziona con il mondo, che sia un albero o un sasso. Ne deriva che non possiamo esimerci dal relazionarci. Che sia un essere vivente o che sia un oggetto. Per quale motivo?

 Poniamo il caso di essere soli in una stanza completamente bianca e vuota. Come facciamo a comprendere quanto siamo grandi o piccoli senza alcun tipo di riferimento?

Ed ecco che è comprensibile come la relazione sia il mezzo attraverso il quale possiamo conoscerci.

Ne deriva che se un individuo vuole esperire il suo essere una persona, l’unico mezzo di cui dispone è il rapporto con le altre persone. È’ in questa relazione che può sperimentare il senso di connessione e di appartenenza al mondo.

In altre parole, nella relazione con l’altro abbiamo l’occasione di sperimentare tutte le nostre parti. Avete fatto caso che a seconda della persona con cui interagiamo tiriamo fuori un lato differente di noi?

Alcune persone ci portano ad essere calmi e a stare bene, altre a vivere sensazioni di irrequietezza o rabbia.

Questo perché 1+1=3 , ovvero quando entriamo in rapporto con qualcuno la somma delle parti è maggiore delle persone coinvolte perché la relazione prende energia dai diretti interessati e acquista una sua forza.  

 

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei (GOETHE)

 

Utilizzare in modo consapevole questa informazione comporta che per comprendere come siamo, o a che punto della nostra crescita ci troviamo, basta osservare come e con chi ci rapportiamo.

Quante volte ci siamo trovati a lamentarci del fatto che siamo circondati da persone sempre arrabbiate, che ci sommergono di parole, o che ci caricano dei loro pesi ...come mai permettiamo loro di perseverare in questo atteggiamento?

In parte perché a qualche livello loro soddisfano un nostro bisogno… di sentirci utili, di sentirci importanti o migliori…etc…

E in parte perché con loro condividiamo quel particolare stato d’animo, quindi a qualche livello loro esprimono un parte che per noi è difficile da “tirare fuori”.. ed ecco il saggio adagio “ il mondo è uno specchio… ma in che senso?

Sempre secondo Martin Buber :

 

[…] a seconda di come etichetto il mondo, anche il mio Io cambia. Il tipo di etichetta che appiccico sull’altro, comporta automaticamente il tipo di etichetta che appiccico su di me. Ad esempio, se etichetto l’altro come "superiore", etichetto me come "inferiore"; oppure, se etichetto l’altro come "persecutore", etichetto me come "vittima". Da questo concetto di polarità, quindi, ne deriva un’implicazione fondamentale, ovvero che il volto del mio mondo, siccome è in relazione con il mio atteggiamento, dice sempre qualcosa su di me: il mondo, in altri termini, è uno specchio! [..]
 
Cambiare il nostro atteggiamento nei confronti delle nostre relazioni, porre attenzione a come definiamo il mondo cambierà il nostro mondo.

 Questo è il nostro super potere e la nostra responsabilità : noi siamo i co-creatori della nostra esperienza e della nostra realtà personale, quindi la vera domanda è :

In che mondo scegliamo adesso di vivere?

Raffaella

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