La fiducia in se stessi: un rimedio per aprirsi al proprio potenziale
Amo le conifere da quando sono bambina, il profumo della resina ha un effetto magico sui miei sensi: mi calma, mi infonde forza, energia, stupore, amplifica il senso di meraviglia e la curiosità verso la vita.
Passeggiando per i boschi secolari del Trentino ho spesso
incontrato quest’albero dritto dritto ed elegante.
Considerato una pianta pioniera, ha una grande capacità di adattamento che gli
consente di sopravvivere a condizioni e climi estremi in inverno e in estate:
ci insegna la forza e la determinazione, la capacità di superare gli ostacoli.
Il suo aspetto esile ed elegante, il suo portamento, incerto e un po’ sbilenco in giovane età, si raddrizza poi con il tempo: carattere incerto, teme di non farcela ma è più forte di quanto creda. Nel rosso dei suoi fiori femminili mostra tutta la sua capacità di agire nel mondo. Il giallo dei fiori maschili ci parla invece della forza della sua ragione: passione e razionalità sono le sue doti, e la sfida è riuscire ad esprimerle e portarle a frutto.
Perde gli aghi in inverno, a sottolineare la capacità di lasciar andare e tenere l’essenziale per poter superare le avversità e avere successo.
Grande forza è nelle radici robuste e profonde: si radica
nella materia, si dedica totalmente a trovare le risorse per farcela dove altri
non riescono.
L’aspetto fragile nasconde una struttura, un legno, molto
apprezzato per la robustezza.
Sto parlando del magnifico Larice, Larch nei rimedi floreali
del dottor Bach.
Tutti i rimedi di Bach esprimono a vari livelli tratti della
nostra personalità o situazioni che sperimentiamo per un periodo della nostra
vita.
Chi sperimenta lo stato Larch vive dei veri e proprio complessi d’inferiorità
spesso già dalla più tenera età: il timore di fallire è un automatismo che si
attiva al presentarsi di ogni nuova sfida.
Vive tutto con fatica e sforzo, come se ogni sfida fosse una verifica delle
proprie capacità. È un perfezionista ed è proprio lui il primo implacabile
giudice di se stesso, talmente severo che spesso è costretto a rinunciare
perché il pensiero del fallimento nutre una forte insicurezza e non può
permettersi che gli altri si accorgano della sua debolezza.
Permaloso, teme di essere ritenuto un incapace e reagisce con rabbia. Non
riesce a godere di ciò che fa, del viaggio di sperimentazione perché è
focalizzato al raggiungimento dell’obiettivo finale e ciò che realizza in
genere è proprio la sua più grande paura: l’insuccesso. Una profezia che ha
fatto in modo di realizzare.
Potete riconoscere chi vive questo stato d’animo dal corpo teso, dall’aspetto che trasmette sicurezza e calma apparente, sempre ben curati, nascondono i propri difetti, con facilità si irrigidiscono e tendono agli scatti d’ira
Nella nostra epoca, in realtà, tutti abbiamo bisogno di questo rimedio: gli standard elevati a cui dobbiamo adeguarci, le richieste pressanti, i bisogni artificiali insinuano in noi la sensazione di non valere nulla, di non essere all’altezza, scivoliamo nella tristezza e nello scoraggiamento, ci sentiamo frustrati così divisi come siamo tra la voglia di emergere e di esprimere noi stessi e la paura di fallire.
Larch ci guida a valutare chi siamo in modo giusto, lascia andare l’orgoglio per trovare la vera autostima, la sensazione che siamo perfettamente in grado di portare avanti il nostro compito di vita. Ci porta in profondità ad estrarre il vero nutrimento e a quel punto non ha più importanza il paragone con gli altri, perché il valore lo troviamo in noi stessi. E così giungono la spontaneità, il concedersi l’errore e la capacità di trarne insegnamento, tutto fluisce, c’è spazio per il confronto e il dialogo, il perfezionismo lascia spazio a una dedizione piena e consapevole.
Diceva Francesco de Sanctis: “La semplicità è la forma della
vera grandezza.”
Quando impariamo a tenere solo il necessario, quando concentriamo le nostre
forze senza inutili dispersioni, quando ci nutriamo delle qualità che vivono in
noi, allora e solo allora possiamo dare frutto e avviare con l’altro una relazione
di scambio autentica, perché da animali sociali possiamo crescere attraverso e
grazie al nostro prossimo. Traiamo forza dal nostro sé per portare il frutto
migliore di noi.
Chiara Pizzamiglio

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