INCENSI SACRI E USI MAGICI

 



Da tempo immemore l’uomo offre sacrifici e preghiere agli spiriti della Natura e alle grandi forze che governano la vita.

Le preghiere sono rivolte al simulacro divino e al cielo accompagnate da gesti di offerta. L’uso di offerte aromatiche sotto forma di fumigazioni sottolinea e fa risaltare la forza e l’intensità dell’atto stesso. Nel fuoco vengono passate le essenze delle piante e dei fiori, rendendo visibile a tutti una preghiera che sale al cielo. 

“Salga a te o Signore la mia preghiera come incenso nella sera recita il Salmo” (Sal, 141,2)


Presumibilmente le popolazioni preistoriche hanno usato magicamente solo ciò che localmente trovavano: muschi, resine , grassi animali, fiori, legni aromatici, semi, ecc. ma poiché offrire qualcosa di prezioso e raro rende l’offerta più santa e speciale, gli scambi commerciali hanno incluso oggetti e aromi che provenivano da paesi lontani generando nuove vie commerciali e talvolta persino guerre di conquista per procurarsi le sostanze aromatiche che a un certo punto avevano raggiunto quotazioni commerciali molto elevate. 


Gli antichi egizi per esempio offrivano agli dei sostanze aromatiche sotto forma di fumigazioni, 3 volte al giorno e stando a quanto attestato da una delle pareti del mausoleo della regina Hatshepsut (nuovo Impero, 1745 A.C. ), essi fecero almeno una spedizione nella terra di Punt, leggendaria terra dell’incenso, nell’attuale Somalia, per trovare il preziosissimo Olibano (Boswellia Carterii).


Nel libro del levitico una offerta all’Eterno prevede di far fumare sull’altare una miscela di fior di farina e olio (primizie) addizionate all’incenso, che altrove nella Bibbia si dice dover essere preparato con l’arte del profumiere. A questo proposito si può notare che il termine profumo è strettamente connesso con gli incensi, infatti si fa derivare dal latino “per fumum”, cioè per la fumigazione.

È interessante notare che l’offerta sul fuoco di aromi che provengono dalla terra (le resine) o dal mare (l’ambra grigia), si trasforma in un elemento sottile come aria e dunque l’incensazione svolge un ruolo essenziale perché sintetizza in qualche modo i 4 elementi sempre presenti in tutti i rituali magici e religiosi.


Se l’utilizzo di sostanze aromatiche richiama l’azione che esse svolgono sul nostro sistema nervoso suscitando emozioni, ricordi, reazioni neurovegetative, l’atto fumigatorio secondo gli sciamani ha una interazione con il corpo aurico e la nostra intensità luminosa. L’incenso che viene spanso con il turibolo nella Chiesa d’Oriente e d’Occidente esalta lo spirito e lo introduce ad un’altra dimensione. La Chiesa Ortodossa realizza poi, secondo l’arte del profumiere, vari incensi liturgici a base di aromi di fiori (rosa, giglio, iris, ecc.) fissati perfettamente nella resina, che possono durare anche per decine di anni senza alterarsi. Essi vengono preparati in preghiera secondo una metodologia specifica. Preparare un incenso richiede infatti precise conoscenze di aromaterapia che ci darà delle indicazioni sui possibili effetti che si vogliono ottenere, per creare quelli magici occorre avere nozioni sugli usi tradizionali ed esoterici delle piante. Solitamente gli aromi dolci e speziati celebrano l’amore carnale o passionale come il “churai senegalese”, quelli balsamici e pungenti allontanano gli spiriti di varia natura e per rendere le miscele più magiche, oltre all’osservanza dell’arte profumiera, parimenti a quanto fanno i monaci, occorre un intento inflessibile, fermo restando che una buona preghiera, come diceva un mio maestro, renderà magari un incenso santo, ma se non preparato ad arte, sgradito ai nasi e forse anche a Dio!!!

Le resine più comuni si possono trovare in una drogheria fornita, in erboristeria oppure direttamente camminando per la strada e nei boschi. Alcune sostanze rare e costose come l’Oud, l’ambra Grigia, o il Sangue di Drago, andranno acquistate solo se necessarie. A chi vuole imparare l’arte consiglierei per iniziare l’acquisto di una piccola quantità di resine basiche come il benzoino (Styrax Benzoin) perché esso esalta in varia natura, se ben miscelato, tutti gli aromi. Non dovrebbe mancare poi un poco di storace (Liquidambar Orientalis) che ha una dolcezza avvolgente, eventualmente polvere di sandalo (Santalum Album), palo santo (Brusera Graveolens) intero o macinato, e ovviamente resina di incenso del genere Boswellia scelta secondo il gusto. Io personalmente, dopo averne provate molte ho scelto per i miei usi lo “Jebahar” resina di incenso etiope, usato dai re e dai sacerdoti. Mi piace perché è meno acre di altri e ha un aroma pieno. Lo utilizzo puro o con altre piante per le meditazioni contemplative, il rinforzamento del campo aurico, le pulizie delle persone e degli ambienti. Consiglierei poi di raccogliere tutte le piante aromatiche della cucina (timo, origano, pepe, alloro, ginepro, menta, ecc.), ma anche fiori e petali di camomilla, rosa, biancospino, ecc. perché tradizionalmente utilizzabili alle nostre latitudini per usi salutari, magici e rituali e non hanno nulla da invidiare con le piante e le resine “esotiche”. Per creare uno “smudge” sciamanico per le fumigazioni, si può per esempio legare insieme una ciocca di cime di Artemisia Vulgaris o di foglie di Alloro (Laurus Nobilis), piante della nostra tradizione magica che non hanno nulla da invidiare con gli smudge di salvia bianca (Salvia Apiana) della tradizione degli indiani d’America.

Una passeggiata in un bosco di conifere potrebbe portare un bel bottino di materie prime: gli aghi di abete bianco e la sua resina, sono un’ottima base per un incenso arcaico di protezione contro gli spiriti a cui si può unire qualche bacca di ginepro e di resina mastice per accentuarne il potere. Se trattasi di abete rosso oltre ad essere utile contro gli spiriti svolge un’azione antisettica e rasserenante per gli ambienti chiusi. L’Evernia Prunastri è una varietà di lichene, che cresce su molte piante e in particolare sulle conifere. È facile trovarla talvolta anche caduta a terra, ma è preferibile coglierla dagli alberi. Si conserva secca nei barattoli o in sacchetti di carta. Una piccola quantità addizionata a una tisana conferirà un gusto particolare oltre ad avere proprietà antisettiche ed espettoranti. L’Evernia Prunastri può essere miscelata agli incensi oppure essere trattata con acqua e alcool per estrarre sostanze che fissano gli aromi e quindi creare interessanti armonie aromatiche. 


Gli strumenti più importanti sono un coltello dedicato solo per gli incensi o più genericamente per tutti gli usi di lavorazione rituale del legno. Con esso si può per es. staccare la resina secca dei pini che andrà conservata in sacchetti di carta o barattoli di vetro oppure mondarla dalla terra nel caso la si raccolga ai piedi dell’albero. Un mortaio, meglio se di ceramica o di pietra. Alcuni oli essenziali da aggiungere alle miscele di resine in proprio possesso per meglio caratterizzarli, scegliendoli in base agli scopi che si vuole ottenere. Non è necessario possedere un turibolo per bruciare gli incensi, un escamotage di facile accesso e buona resa potrebbe essere semplicemente un sottovaso di ceramica (ovviamente nuovo) quasi colmo di sabbia al cui centro porre un carboncino auto-combustibile. In commercio se ne trovano con vari prezzi e se l’offerta è effettuata al chiuso, è consigliabile accenderli all’esterno perché inizialmente rilasciano fumi poco gradevoli. Si riporterà tuto quanto all’interno in seguito. Le miscele andrebbero prese dal contenitore con uno strumento apposito, per esempio un lungo cucchiaino e questo per un atto di eleganza e solennità e non perché la divinità, come credono i nativi americani, potrebbe credere che le dita facciano parte dell’offerta e le vogliano poi reclamare. Una penna di uccello trovata in montagna o in riva ad un lago aiuteranno ad inviare l’incenso verso immagini, statue o le persone in base al rituale che si compie. Quantunque più scenografiche non è necessario acquistare quelle d’aquila per ottenere maggiori effetti (molti non lo sanno, ma essendo un animale protetto spesso sono di tacchino dipinte).


Hans Martin Hunger


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