USCIRE DALLA TRAPPOLA

 









Come vivete i ritagli di tempo in cui vi fermate? Riuscite a godervi la pausa, il vuoto? A lasciare fuori dalla testa tutti i doveri che vi attendono al termine? Nessuna vocina che vi dice che dovreste invece agire in qualche modo? 

Già…è più difficile di quanto si creda concedersi il vuoto mentale per ripulirsi da obblighi e doveri quotidiani perché siamo sempre circondati, inondati e stimolati dal concetto di perfezione. Vogliamo la vita perfetta, il lavoro perfetto, la vacanza perfetta(ognuno secondo le proprie esigenze o desideri ovviamente). Ma la pausa mentale diventa impossibile se siamo arrovellati su quello che vorremmo essere o fare rispetto a quello che siamo. 


Sono molti quelli che dedicano la propria esistenza a realizzare una loro concezione di come dovrebbero essere, invece di realizzare se stessi. Questa differenza tra realizzazione di sé e realizzazione della propria immagine di sè è molto importante. La maggior parte delle persone vive soltanto per la propria immagine. 

F. Perls

È evidente che il malessere in cui ci troviamo odiernamente denuncia il fatto che c’è qualcosa di sbagliato e malsano in questo meccanismo. E la “forza che lo regola” è data dalla mentalità che lo alimenta, quella che il filosofo sudcoreano Byung-Chul nel saggio “la società della stanchezza definisce come la mentalità della prestazione.

Egli pone l’accento sul fatto che oggi anche se non più soggetti a obblighi come nel passato, siamo noi stessi ad auto sfruttarci poiché accompagnati da un sentimento di libera costrizione, ovvero ci riconosciamo ed accettiamo solo se socialmente utili e quindi produttivi. 

Il successo delle proprie prestazioni o performance diventa così il metro di misura delle proprie capacità in un particolare ambito, un parametro con cui giudichiamo il nostro valore come individui.

La convinzione quindi di essere liberi in realtà nasconde un atteggiamento in cui diventiamo vittime e carnefici di noi stessi poiché continuiamo a pretendere prestazioni sempre maggiori come qualità e quantità.

[…] Il venir meno dell’istanza di dominio non conduce, però, alla libertà. Fa sì, semmai, che la libertà e costrizione coincidono” […]. Byung-chul 


È interessante notare che la perfezione, tanto anelata, secondo il vocabolario Treccani è “uno stato di completezza e ineccepibilità”, stato che contrasta quindi con la definizione stessa di essere umano, ovvero quella di “ un essere imperfetto, in continua evoluzione”. 


 Noi siamo una persona in continuo divenire, “on becaming a person”. C.Rogers “


Amico, non essere un perfezionista. Il perfezionismo è una maledizione“. (F. Perls)


È evidente quindi che la vita stessa quindi perderebbe il suo senso se la perfezione fosse a portata dell’uomo. Possiamo tendere ad essa come valore ideale consapevoli  del limite che che la  veste umana porta con se. 

Come possiamo vivere una vita sapendo che non potremo mai raggiungere la perfezione?

Rendendola piena.


“Non c’è luce senza ombre e non c’è pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede per la sua realizzazione non la perfezione, ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’è né progresso, né crescita”. Carl Gustav Jung


Nel prossimo post vi parlerò dell’importanza di conoscersi per poter agire in modo diverso uscendo dalla mentalità della performance.


BIBLIOGRAFIA : Chul Han B. 2012, La società della stanchezza editore Nottetempo


Raffaella Petra

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