Marina Abramović is present

 





Continuo con la mia ricerca che verte sull’indagine delle energie runiche intrinseche presenti nella mappa di nascita degli artisti creando un fil rouge con loro biografia, alle loro opere o gesta.

Oggi mi avvicino ad un’artista donna, vivente, protagonista dell’arte concettuale contemporanea e soprattutto regina della Performance-artMarina Abramović.
Le rune associate al tema natale di questa artista sono molto interessanti se correlate al suo lavoro artistico, mettono in luce degli aspetti su cui riflettere.

Marina Abramović è nata a Belgrado il 30 novembre 1946. Runa di reggenza: Isa. Anche il suo nome proprio porta con sé il glifo di Isa. Un’energia runica quindi da tenere molto presente in questa analisi. Marina ha mantenuto fede nella sua carriera artistica ad un arte performativa, in cui la concettualità si fonde con il corpo stesso dell’artista. Si tratta di esperienze sensoriali che indagano i limiti del corpo e le possibilità della mente. Durante le sue performance ha sottoposto il suo corpo anche a esperienze dolorose come nella serie di performances dal titolo Rhythm degli anni ’70 in cui si taglierà, attraverserà il fuoco, in cui porterà il suo corpo alla soglia tra la vita e la morte. L’energia di Isa fornisce quell’anestesia tale che fa diventare impassibili di fronte agli eventi esterni. Congela le emozioni, rende lucida la mente, rende immobile. Isa è la runa che parla del corpo per eccellenza, del corpo fisico ammaestrato all’ascolto meditativo. L’artista ha dichiarato di prepararsi alle performance attraverso l’utilizzo della meditazione.

La Abramović è riuscita a condurre le sue performances per ore o giornate intere senza perdere il focus sull’atto dell’esecuzione artistica; celebre è la performance The Artist is present del 2010, in cui l'artista seduta immobile guarda negli occhi i visitatori invitati a sedersi di fronte a lei, la performance dura 736 ore ed è considerata una delle più lunghe performance della storia. Anche nel titolo dato: The Artist is present riecheggia la runa del qui e ora Isa. Oppure ancora, nella performance del 1990 Dragon Heads è seduta immobile su una sedia al centro di una circonferenza formata da blocchi di ghiaccio, l'artista ha cinque pitoni che si muovono sul suo corpo, lunghi 2, 3 e 4 metri e privati di cibo nelle due settimane precedenti l'esecuzione. Isa è presente anche fisicamente come simbolo: il ghiaccio utilizzato nella performance, Isa per la runologia rappresenta proprio questo elemento naturale. Isa è il qui e ora, il dominio della mente che ti consente di farti canale tra cielo e terra. Perciò ti eleva dalla realtà fisica costringendoti a risultarne totalmente estraniato. Marina Abramović la incarna totalmente.

“Ci siamo solo io e te. Ci sono solo i nostri occhi e il nostro sguardo. Questa e’ vera comunione. Questo momento ha piu’ senso su ogni cosa.”


Potrei andare avanti ad elencare le innumerevoli azioni artistiche in cui compare questo archetipo runico nell’opera della Abramović, vi invito invece a documentarvi se è di vostro interesse, perché ritengo che ci sia anche un’altra runa importante nel suo tema di nascita di cui parlare.
E’ la Runa Gebo. Compare nelle esperienze che è venuta a vivere. Quando parliamo di Marina Abramović parliamo innanzi tutto di relazione e di scambio, le energie intrinseche già insite in questa runa. L’artista ha scelto come forma espressiva la performance che mette in relazione l’artista con il pubblico presente, non solo, nelle sue azioni il pubblico diventa anch’esso protagonista dell’opera stessa. L’opera stessa è il divenire dell’interazione che si genera tra artista-performer e il fruitore-pubblico.

“Il pubblico stava a guardare in un silenzio di tomba. Provai una sensazione molto strana, che non avrei mai immaginato: era come se un flusso elettrico scorresse nel mio corpo, e il pubblico e io fossimo diventati una cosa sola. Un unico organismo.”

La relazione che instaura Marina con l’artista Ulay parla di Gebo. Una relazione affettiva che diventa un vero e proprio sodalizio artistico e che durerà dal 1976 al 1988. Un’ intensa complicità che li lega in molte azioni artistiche fino alla fine della loro unione culminata con l’ ultimo ufficiale atto simbolico denominato The Lovers: the Great Wall Walk in cui i due hanno percorso, in solitaria, metà della Grande Muraglia Cinese, partendo dalle due estremità opposte: lui partendo dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo e incontrandosi a metà di essa. Tre mesi in solitaria e una camminata di 2.500 chilometri, per poi incontrarsi abbracciarsi e congedarsi. Gebo riveste l’esperienza del punto di incontro.

Othila è la Runa associata al nome intero Marina Abramovic. Rispecchia il modo di porsi nel mondo. La runa parla di eredità non solo familiare ma anche di un popolo, di una nazione, delle nostre radici innanzi tutto. Le idee da superare e da cui sganciarci. L’artista è da sempre molto sensibile ai temi della guerra balcanica e pensa che l’arte possa essere uno strumento forte come risposta agli orrori dei conflitti. Nella performance famosissima Balkan Baroque ella mette in luce la questione balcanica e compie un’operazione performativa di pulizia del passato. Pulire la coscienza dai crimini commessi. Qui possiamo inserire anche l’energia della sua runa di reggenza Isa che guarda all’essenzialità, alla nudità, allo spogliarsi del superfluo che non serve più.
La performance consiste in tre installazioni video che mostrano da un lato il padre dell’artista con una pistola in mano, dall’altro la madre dell’artista, al centro appare il video della figlia che racconta della tecnica “topo-lupo” utilizzata dai serbi per uccidere i topi. Al centro della sala, c’è Marina Abramovic in persona seduta su 1500 ossa di bovino vestita con un camice bianco sporco di sangue che, con una spazzola in ferro, acqua e sapone, lava una ad una le ossa di bovino, raschiando via pezzi di carne e cartilagine. Durante questo lavoro di pulizia intona canti folkloristici, silenzio e lamenti. Tutto questo per quattro giorni consecutivi.


“Il principio che anima questo Balkan Baroque: il pulire lo specchio, vale a dire il processo di autoanalisi che sempre dobbiamo fare, questa volta riguarda la coscienza della storia della Yugoslavia. Di questa storia tragica dobbiamo iniziare a pulirne le ossa! A pulire il nostro passato! A partire dall’unità minima della società, che è la famiglia. Alle tre pareti siamo presenti, io e i miei genitori, pronti a svelarci, a svelare come in Yugoslavia si usa dare la caccia ai topi. É una metafora, ma il racconto è davvero terribile, perché quella nostra usanza è enormemente crudele. E la stessa Yugoslavia è a sua volta una metafora dell’intera società umana, una società così terribile e così violenta. Una società che potremmo definire della rabbia.”

La Abramović, che si è definita “la nonna della performance art”, ci lascia in eredità una modalità artistica rivoluzionaria, accorciando le distanze tra l’artista e il pubblico.

Blessing,
Blar

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Balkan_Baroque
https://www.ariberti.it/ex-jugoslavia/balkan-baroque.html
https://www.bookconfidential.blog/marina-abramovic-attraversare-i-muri/
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marina_Abramovi%C4%87_in_Stockholm_2017-2.jpg
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Abramovic_Ulay.jpg
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marina_Abramovi%C4%87,_The_Artist_is_Present,_2010_(2).jpg

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Namastè

Alessia Gatti



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