Cosa mi manca: riflessioni sulla tristezza

 






Le emozioni fanno parte del meccanismo del nostro essere per farci fare esperienza del mondo e farci crescere. Ci sono però emozioni che reputiamo belle e altre a cui diamo un’accezione negativa.


Non piove da mesi e la mancanza d’acqua ha reso terreo il paesaggio un tempo verdeggiante intorno alla mia casa.


Acqua è vita: senza di lei non può esistere il filo d’erba, il bosco, noi. Osservo la natura intorno a me in questi giorni e mi chiedo quale sia il messaggio che questo tempo così estremo mi vuole comunicare. Sono morte molte delle piante che avevo messo a dimora e fatico a seguire i lavori in orto, e questo clima arido mi porta a scegliere di conservare e di salvare solo ciò che mi è particolarmente caro nell’orto.


La secchezza in medicina cinese è il clima attribuito all’elemento metallo, connesso alla stagione autunnale, anche se la mancanza di piogge, già dall’inverno, si è protratta fino all’estate, creando una situazione particolare e anche drammatica.

Questa condizione climatica inaridisce, prosciuga l’aria e il suolo, limita o impedisce la decomposizione e quindi lo scambio di nutrienti con il terreno, manca l’acqua e la linfa nelle piante si prosciuga.
L’eccesso di secchezza che si sta verificando in questi mesi lascia la terra brulla, fissurata dalle spaccature e il seme non trova il giusto ambiente e nutrimento per germinare, molti alberi lasciano cadere le foglie, molti non riescono a sopravvivere.


Nelle filosofie orientali tutto è correlato, non c’è distinzione tra corpo fisico ed aspetto psichico ed emozionale, ad ogni organo sono associate in modo analogico delle caratteristiche tipiche, stagioni, condizioni climatiche, ecc., come accede dentro di noi così accade fuori da noi.


La secchezza che osserviamo nell’ambiente esterno, nel nostro ambiente interiore corrisponde all’emozione della tristezza. 

Quest’emozione viene spesso considerata negativa perché ci mette nella condizione di dover lasciar andare delle cose, di dover vedere ciò che stiamo perdendo. Comunemente si tende a sminuire e voler controllare questa emozione, a voltarci dall’altra parte, ad anestetizzare il dolore anziché viverlo e ascoltare cosa ha da dirci.

Controllare questa emozione anziché viverla e lasciarla fluire ci nega il diritto di sentire qualcosa che non saremmo in grado di controllare, immergendoci però nel flusso della vita. 

Controllare significa generare un mostro in noi che prosciuga tutta la nostra energia e scoraggia tutte le altre emozioni, perché negare la tristezza significa impedire anche la gioia, la creatività e l’amore. 

Controllare la tristezza significa dissociarsi dall’esperienza.


Permetterci di far scorrere le lacrime e ascoltare il dolore crea forza perché ci mette nella condizione di perdere quelle idee, comportamenti e relazioni che non sono più utili al nostro percorso personale. Il dispiacere ricorda quanto amore possiamo sentire e ci aiuta a valutare cosa è davvero importante per noi dandoci l’opportunità di dirigere le vele della nostra vita verso ciò che più desideriamo essere.

Provare tristezza non è provare rimpianto per ciò che è stato ma un sano distacco per trarre dall’esperienza l’insegnamento più puro, lentamente distilla saggezza.


Non è certo una passeggiata di piacere ma il dono che porta con sé è un tesoro prezioso.

Dopo il dispiacere vissuto fino in fondo giunge la risolutezza: sappiamo riconoscere ciò che abbiamo, ciò che ci è rimasto di importante e che avremo con noi per sempre; è la presa di coscienza che ci rimane qualcosa di grande valore, è una spinta alla vita dove scopriamo miracolosamente la capacità di sentirci di nuovo bene.

L’anima dell’elemento metallo è quello di estrarre il tesoro nascosto in ogni difficoltà: si tratta di trasformare l’esperienza in comprensione, permettendoci di conoscere di più sul presente a causa di quello che abbiamo imparato nel passato.

La vita dunque ci insegna le lezioni tramite la perdita e il dispiacere e ci chiede di crescere trasformando la delusione , la rabbia e le ferite in specchi della scoperta di sé.


Non tratteniamo le lacrime e se qualcuno sta piangendo pensate al grande lavoro interiore che si sta muovendo con profondo rispetto.


Come possiamo facilitare la trasformazione di questa emozione?


Partendo dalle cose più semplici impariamo a osservare il nostro respiro, a entrare in contatto con il suo ritmo, con il ritmo del nostro cuore, con l’alternarsi delle albe e i tramonti, lo scorrere delle lune e delle stagioni, osservando il movimento delle onde. 

Il respiro è scambio e questo è l’essenza delle relazioni: siamo mescolati con tutta la vita, non siamo soli. Il dono dell’aver trasformato la tristezza è qualcosa che possiamo usare per la crescita personale e condividere poi con altre persone: la condivisione di ciò che abbiamo appreso ci arricchisce se indirizzato con cura a chi richiede il nostro supporto.


Un metodo molto pratico per facilitare il riequilibrio dell’elemento metallo è quello di pulire l’ambiente in cui viviamo, e aiuta a superare l’emozione della tristezza: pulire porta lucentezza togliendo lo sporco (ciò che non è più necessario); per persone che puliscono eccessivamente è invece consigliato arricchire la casa aggiungendo forme, colore, tessuti nuovi, ma soprattutto utilizzare profumi (oli essenziali o essenza naturali).


Dopo un periodo così impegnativo dunque la natura ci sta insegnando a conservare le essenze preziose, a trarre insegnamento profondo dalle esperienze: la vita non è solo tempo che passa è trasformazione e scoperta dei suoi doni preziosi. 


Chiara Pizzamiglio

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