L’artista che danza tra i mondi
Vorrei parlare di un artista americano molto conosciuto: Jackson Pollock e lo vorrei fare in chiave archetipale, cioè trovo interessante tracciarne un ritratto che nasce dal confronto tra la biografia e le energie delle Rune che risiedono nel tema natale di questo personaggio che ha rivoluzionato la storia dell’arte.
Protagonista indiscusso della corrente artistica Action Painting (letteralmente "pittura d'azione") diffusosi negli anni ‘50 e ’60 del ‘900 negli Stati Uniti, Paul Jackson Pollock è nato a Cody il 28 gennaio 1912. E’ la punta di diamante della generazione dell’espressionismo astratto, la prima interamente americana.
La sua runa di reggenza è l’appena entrante Algiz. Molto significativo è il fatto che per Pollock la pittura fu un’esperienza gestuale-spirituale. Algiz soprattutto richiama totalmente il suo modo di praticare l’arte. Algiz è la pratica spirituale che dall’alto e viene messa in atto. Questa spinta pratica tipica dei sacerdoti, rientra nell’espressione messa in campo dal pittore stesso. Nella sua ricerca pittorica spostò definitivamente la tela dal cavalletto e la mise a terra. Faceva sgocciolare la vernice creando l’effetto denominato dripping (sgocciolatura) in cui apparentemente questa mancata premeditazione non deve essere scambiata in assenza di controllo, anzi Pollock dichiarò che il flusso della pittura era sotto il suo controllo. Colpito profondamente dalle danze sacre che i Nativi americani compivano durante i riti magico-propiziatori, egli stesso procedeva danzando in trance attorno alle enormi tele ispirandosi ad essi. Come uno Sciamano in cui l’atto pittorico diventa sorgente di magia. Il dripping è una tecnica funzionale a recuperare la propria integrità come corpo, è come se Pollock lo avesse scelto come mezzo per entrare totalmente nelle sue opere.
“Il mio dipinto non scaturisce dal cavalletto. Preferisco fissare la tela non allungata sul muro duro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente "nel" dipinto. È simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani del west.”
Pollock, sollecitato dalle teorie junghiane sugli archetipi e sull’inconscio collettivo, sarà spronato a lavorare molto su di essi, ricercandoli nell’arte di popoli primitivi, cercando di realizzare un’arte universale.
Ehwaz è il cavallo che attraversa i 9 mondi, lo strumento, l’abilità con cui si misura, è il mezzo che conduce al progresso. Il fare artistico di Pollock è la predisposizione ad un viaggio tra culture diverse, tra linguaggi differenti, cercando una forma comune.
Lui stesso dice:
“Quando dipingo, non sono consapevole di ciò che sto facendo. È solo dopo una specie di periodo di «convivenza» con il mio quadro che mi rendo conto di ciò che ho fatto. Non ho nessun timore di apportare modifiche, distruggere l'immagine, ecc., perché il dipinto ha una vita a sé. Per me, cerco di farlo nascere. È solo quando perdo il contatto con il quadro che nasce fuori un pasticcio. Altrimenti c'è una pura armonia, la mia attività si imposta in base a un agevole dare e prendere, e il dipinto viene fuori bene.”
Degna di essere presa in considerazione è la runa Hagalaz situata nel suo mandato sociale (nome intero), riveste il significato di imprevedibilità come il carattere irascibile e collerico dell’artista, arrivato anche a strangolare un amico artista durante una sbronza. Hagalaz è anche la destrutturazione degli schemi, e questa caratteristica è evidente nella vita artistica del pittore che ha scardinato le regole del quadro, sovvertendo la prospettiva, sovvertendo la profondità, annullando l’orizzonte. E’ ispiratore dell’action painting e del movimento degli Irascibili (una quindicina di artisti tra cui spiccano Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman) portatori di idee nuove, non conformati, indipendenti che segnarono una svolta importante nel panorama artistico americano del secondo dopoguerra.Legata alle esperienze che è venuto a vivere appare Dagaz, la runa della luce, del risveglio spirituale, del ciclo che si ripete e che può diventare vizioso. Una dualità di luce e ombra ben presente nella personalità tormentata e irrequieta dell’artista.
Paul Jackson Pollock muore in un incidente stradale causato dal suo stato di ebrezza l’11 agosto del 1956 all’età di 44 anni.
Fonti immagini:
http://www.lefotogratis.it/--
Namastè
Alessia Gatti



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