Il Bigliettaio e la paura di vedere


Quel vetro era da pulire.

Non si riusciva a vedere nulla in modo nitido, sembrava che tutto fosse avvolto da una nebbiolina secca. I viaggiatori erano confusi da dentro, annebbiati.

Comunque il suo sgabuzzino da bigliettaio era decisamente poco frequentato. Ce n'erano altri due. Lucidi e senza polvere, meno decentrati. Ma in quella stazione non c'era piu molto da fare da quando la biglietteria automatica era stata posizionata nella zona centrale dell'ingresso. Stava là. Lucida e senza polvere. Asettica. Sfornava anche abbonamenti.

Erano passati inutilmente i suoi anni a sorridere e preparare biglietti patinati. Biglietti che avrebbero condotto altri e non lui in viaggi avventurosi. Posti nuovi, in cui lui non sarebbe mai stato.

Per non pensare a tutto quello che non avrebbe mai avuto la forza di fare, aveva imparato a studiare il silenzio e nel silenzio la sua anima volava in quei viaggi che il corpo non voleva fare.

Fuori di lì non ricordava di esserci mai stato. Forse lo aveva fatto ma ora studiava il silenzio. Aveva anche preso l'abitudine di parlare il meno possibile. Nei pochi momenti in cui qualcuno si avvicinava al suo vetro, lui indicava il piccolo schermo per il prezzo, si e no con la testa, nient'altro. Nel suo studio del silenzio aveva poi trovato il movimento. Esterno. Fuori dal vetro c'era un via vai continuo ma appannato. Nessun rumore o movimento erano chiari da anni ormai. Tutto era avvolto e scandito dalle piccole certezze sulla scrivania accanto a lui: una piccola radio gracchiante che trasmetteva solo musica tedesca indecifrabile e una tazza di buon caffè caldo, sempre piena.

Passava le sue otto ore in un innaturale dormi-veglia continuo come quel movimento poco chiaro fuori dal vetro. Solo quel dannato DLIN DLON riusciva a strapparlo all'inedia. Ma in uno di quei giorni mentre l'aria sembrava rarefatta, il torpore aveva lasciato il posto ad una certa...tensione da attesa.

Fuori da quel vetro, in quella stazione, qualcosa svegliava la sua pigra attenzione: una bella macchia di colore di difficile interpretazione. Turchese. Rosa.Giallo. Una macchia immobile.

La osservò con metodo, riducendo sempre più le varie pennellate che la componevano.

Sandali rosa. Gonna turchese. Maglia gialla.

Un metro e cinquanta forse. Bionda. E con due piccoli occhi neri. Fissi.

Sul vetro sporco.

No!

Su di lui!

Spinse indietro la sedia girevole fino alla piccola porta d'entrata.

Sudava.

Una delle gocce fredde sulla fronte scese tra le ciglia e andò a schiantarsi sui pantaloni blu.

La fissava.

Le gambe non reggevano.

Usò i piedi per far scorrere la piccola sedia girevole fino al vetro.

Non vedeva!

Frugò i cassetti in cerca di un clinex senza mai togliere gli occhi dalla macchia al di là del vetro.

Non c'era!

Alzò il sedere dalla sedia. Schiacciò il naso contro il vetro.

Niente!

Tornò alla sedia. Il vetro era ancora più sporco.

Cacciò le mani nelle tasche. Le gocce di sudore cadevano come pioggia sui suoi calzoni.

Eccolo!

Passò il clinex sul vetro sfregandolo bene. Solo allora si rese conto che era sporco.

Il vetro era ancora più opaco.

Mentre cercava di restare in equilibrio sulla punta dei piedi decise di passare alle maniere forti.

Raccolse la saliva per due o tre volte con quel rantolo gutturale che la madre odiava e sputò.

Il vetro era imperlato di piccole goccioline tutto attorno ad una macchia colante e trasparente.

Passò il clinex.

La luce invase a poco a poco la cabina.

Rimase abbagliato. Fuori c'era il sole.

Il primo sguardo fu per la stazione. Dalla porta d'entrata si intravedevano i soliti alberi. Tutt'intorno alle pareti pubblicità e tabelloni orari. Il via vai era nitido e colorato, la stazione gli parlava.

Di fronte a lui un grosso cartellone pubblicitario.

Una bambina piatta. Livellata su un piano verticale.

Sandali rosa. Gonna turchese. Maglia gialla. 012 Benetton. Dritta e sorridente.

Sentì l'aria farsi calda e si rese conto di essere allo scoperto. Da lontano vide gli ultimi delle file spostarsi lentamente per andare alla sua biglietteria ormai visibile.

Sentì il cuore accelarare. Tremava.

Voltò le spalle al vetro. Cadde esausto sulla sedia e controllò febbrilmente che nulla fosse fuori posto.

Il sole aveva invaso la sua tana.

Qualcuno bussò contro il vetro.

Non sapeva cosa fare. Nulla era più appannato, tutto era chiaro e visibile. poteva anche sentire.

Gli venne la nausea e prese la testa fra le mani. Chiuse gli occhi, si coprì le orecchie e respirò profondamente.

Nulla era più sicuro. Nulla era come prima. I biglietti brillavano negli scatolini di fronte a lui. Il rumore stava diventando assordante. senti un grido partire dai suoi polmoni e scoppiare nel suo cervello.

Prese una tazza di caffè ancora piena dal tavolo accanto a lui e ne scaraventò il liquido sul vetro.

Fu buio e aspettò.

Era di nuovo sott'acqua? I rumori erano sordi. la luce smorzata.

Tutto era come prima. Annebbiato.

Si sedette e ricominciò il suo lavoro. Alzò lo sguardo.

Di fronte a lui qualcuno aveva già cambiato cartellone pubblicitario.

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