Sul Perdono: una storia vera
Buongiorno, cari amici del blog di Spaziofehu e ben ritrovati. In questo articolo non vi parlerò di numerologia, poiché ci tengo molto a raccontarvi una storia, una mia personale esperienza; spero sia di ispirazione per chi la leggerà. Devo dire che ho sempre avuto qualche problema con il perdono, o comunque non ho mai compreso il suo significato profondo, almeno fino alla settimana scorsa. Nel 2013 dopo varie e dolorose vicissitudini ho chiuso i rapporti con la mia famiglia d’origine. C’è stato un lungo silenzio durato anni, un silenzio carico di rabbia e di dolore, soprattutto nei confronti di mia madre, colei che mi ha donato la vita, nonostante tutto. In alcuni momenti ero arrivata ad odiarla, perché ero convinta che mi avesse rifiutata fin da piccola e, spesso mi ero sentita abbandonata da lei. Così ho passato anni a lottare contro i mulini a vento convinta di essere nell’assoluta ragione! Quando gli altri non soddisfano le nostre aspettative, ci arrabbiamo con Dio in persona, malediciamo il mondo intero, quando invece nessuno ci deve niente! Osserviamo il mondo attraverso lenti deformate e spesso ci attacchiamo al dolore, non lo lasciamo andare quasi fossimo dei masochisti. Per quando mi riguarda ci siamo fatti la guerra dei poveri, una guerra in cui abbiamo perso tutti. Forse però era quello di cui avevo bisogno. Sperimentare la resa totale, arrendendomi al dolore, imparando a stare in ciò che c’è. Così poco tempo fa, dopo anni di silenzio, ricevo la notizia che mia madre è in casa di riposo, malata di Alzheimer. Mia sorella mi chiede se voglio andare a trovarla. Nel suo tono di voce non c’era più alcun rancore. Il 18 maggio sono andata a trovarla, lei mi ha riconosciuto subito, nonostante la sua malattia. È stato come liberarmi da un peso enorme che mi tenevo dentro da anni, in un attimo. Come se tutti quegli anni si fossero improvvisamente dissolti in un attimo. Credo che il vero perdono in realtà, non abbia nulla a che fare con l’altra persona. Significa riconoscere il dono, l’opportunità che si cela dietro una situazione, pur dolorosa o complessa che sia. La difficoltà diviene strumento per l’evoluzione. Il 18 che nella sula riduzione fa 9, guarda caso ha un’energia di conclusione ed è anche il mio numero del Talento. L’Archetipo associato al nove è il Liberatore, il sommo filosofo per eccellenza. Prima di liberare gli altri però, egli deve liberare sé stesso dai vincoli dell’illusione e dalle interferenze del passato. Per quanto sia stata dolorosa una situazione, si tratta del passato appunto e spesso siamo noi, con i nostri pipponi mentali che continuiamo a farla rivivere nella nostra mente. A tal proposito, mi viene in mente l’Arcano VIIII, l’Eremita, un vecchio saggio che tiene in mano una lanterna, nell’atto di illuminare qualcosa. La sua posizione è rivolta al passato, da cui impara, non vede cosa ha dietro di sé, però nel suo incedere lento si affida alla vita. Ogni suo passo è sicuro, ogni suo passo è illuminato. Mi ricordo che mi madre mi diceva spesso:” stiamo al mondo tre giorni, perché farci la guerra inutilmente?”. Tante volte sono riecheggiate nella mia mente queste parole. Paradossalmente è stata proprio lei a insegnarmi il perdono. Ora che lei è verso la fine di questo viaggio, non sprecherò nemmeno un secondo a rimuginare su cose inutili, ma terrò nel cuore i ricordi belli, i momenti passati insieme di quando andavamo al mare e giocavamo sulla spiaggia e tutti quei momenti fatti di quotidianità e di cose semplici. Ricordare viene dal latino recordari e significa richiamare al cuore, poiché secondo gli antichi era la sede della memoria. Teniamo nel cuore nell’essenziale e lasciamo andare il superfluo. Grazie mamma per tutto, per avermi dato la vita. So che hai sempre cercato di fare del tuo meglio.
La Stregatta

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