IL RACCONTO: Morte di un pellegrino

Sotto un cielo plumbeo che prometteva pioggia, un pellegrino stava proseguendo il suo cammino verso la sua meta, un luogo sacro in cui avrebbe trovato ristoro e pace e dove nulla avrebbe più potuto ferirlo.

Si era messo in viaggio alla ricerca di qualcosa che lo lavasse dalle conseguenze terribili di ciò che aveva fatto: era un insegnante in una scuola spirituale e a causa del suo falso bisogno di sentirsi perfetto, aveva colto l'occasione, durante una delle sue lezioni più importanti, di raccontare una verità profonda e potenzialmente dirompente. Sapeva che stava facendo un gesto molto forte e potente e che era possibile che le persone non capissero del tutto cosa stava abbattendo dentro di loro con quella rivelazione: aveva spiegato che la realtà era la conseguenza di ciò che siamo stati e che se non si aveva il coraggio di levarsi di dosso il passato e i nomi con cui si era soliti etichettare la realtà che vediamo, allora non si poteva tornare liberi né dal passato né dal limite dei propri occhi. Con questo gesto si era permesso di essere più libero e di levare in primis il velo che copriva il suo sguardo e di conseguenza il velo di chi lo stava ascoltando. Sembrava che tutto fosse andato per il meglio, nonostante le difficoltà di comprensione, era sicuro che il suo atto fosse stato ben accolto e che sarebbe stato integrato quanto prima. Due giorni dopo una contadina che seguiva le sue lezioni, gli aveva fatto recapitare una lettera e, un secondo prima di aprirla, si stava chiedendo quali lodi avrebbe letto di lì a poco; ebbe una bruciante sorpresa: non solo non vi erano lodi ma piuttosto la lettera cominciò a perdere veleno dalle parole che componevano un'antica maledizione che la contadina aveva mascherato da lettera. 

“Hai ferito chi si fidava. 

Hai rovinato i nostri pensieri. 

Hai levato il conforto. 

Che le conseguenze delle tue azioni tornino a te.

Non si fideranno più di te. 

I tuoi pensieri sono rovinati.

Non troverai mai più conforto.

Così è . Che tu sia maledetto dalle tue stesse parole.”

Da allora il pellegrino si era messo in viaggio poiché nessuno partecipava più alle sue lezioni, aveva abbandonato tutto ciò che stava facendo perché non si fidava più della sua bussola interiore: era partito con uno zaino contenente solo poche cose, aveva indossato il mantello per il freddo e il suo strano cappello parlante da lui cucito che lo aiutava a capire dove andare adesso che lui non sapeva più trovare la sua strada. Unica meta, il luogo sacro dove avrebbe trovato pace. Camminava e la sua mente era piena di parole velenose e pensieri pesanti, camminava senza gioia e ad ogni passo in lui nasceva un dubbio, un senso di colpa, la paura di aver corrotto e mutilato le anime di chi lo seguiva alla scuola. La contadina era stata chiara con quella maledizione: il dolore causato era diventato dolore subito.

Camminando non riusciva a vedere la strada che faceva, si lasciava guidare dal cappello che dava indicazioni semplici “destra“ “sinistra” “riposa” “prosegui” “più veloce” “più lento”, e lui obbediva. Sentiva ad ogni passo che avrebbe dovuto ritrovare la sua Anima Sovrana e far morire la vecchia identità a favore di qualcosa di completamente nuovo. Camminando si accorse che la strada verso il luogo sacro era perduta, che aveva lasciato fare al cappello e adesso non sapeva dove si trovava. Si guardò attorno sperando di poter registrare il luogo dove era e trovarlo nella sua memoria, ma non era mai stato così lontano da ciò che conosceva di sé. “Prosegui” disse il cappello e il pellegrino, che non aveva volontà in quel momento, obbedì. Ad un certo punto si trovò dinnanzi ad una porta e il cappello disse “bussa” e lui bussò . Ad aprire fu la Morte, uno scheletro che aveva ancora brandelli di carne appesi alle ossa:

- “cosa rappresentava quella contadina per te?”

- “l'innocenza, la pulizia interiore, l'incapacità di ferire”, si sentiva rispondere il pellegrino come in un incantesimo.

- “Il tuo dolore interiore si è riattivato, è un vecchio dolore e tu non lo hai mai abbandonato. Non puoi dire nulla di sbagliato. Non puoi ferire. Troverai sempre chi sentirà come pericoloso ciò che dici, perché hai il coraggio di essere nella Verità. Anche solo nella Verità di quel momento. La Verità muove cose scomode, soprattutto quando è impersonale. Senza Verità però ci si ammala e io sono vista come paurosa e ammalata proprio perché porto con me la Verità ogni giorno, ce l'ho addosso. Non lasciare che la verità degli altri soffochi la tua. Smettila di muoverti con la paura di ferire. Smetti di sentirti pericoloso.”, la morte chiuse la porta.

Il pellegrino era immobile e non sapeva cosa fare, allora il cappello che lui stesso aveva cucino e che gli dava indicazioni parlò al suo orecchio:

- “ Torna nella tua scuola ma fallo con le braccia spalancate e volteggiando di gioia. Solo così potrai indurre gli altri a volteggiare e sentirsi liberi. Sii un esempio.”. La sua Anima Sovrana era sempre stata con lui e comunicava con l’Universo.

Spalancò le braccia e volteggiando riprese la strada di casa.


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