Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Lao tsu
Siamo stati abituati a prestare attenzione a ciò che desta clamore e stupore, alle cattive notizie e al rumore. Ci convinciamo che in questo immenso universo deve pur esserci qualche forma di vita e ignoriamo che esiste un popolo verde numerosissimo, saggio e silenzioso che ha molto da insegnarci.
Crediamo che in natura tutto sia in competizione, siamo abituati al linguaggio della guerra e questo ci impedisce di vedere che c’è tantissima cooperazione e collaborazione.
Conosciamo tutti la storia della fotosintesi, dell’importanza degli alberi nella produzione di ossigeno e abbattimento dell’anidride carbonica.
Sotto lo strato di terra esiste un’alleanza tra le radici degli alberi e le micorrize: funghi che in cambio degli elementi nutritivi necessari alla loro vita donano agli alberi i nutrienti presenti nel terreno.
Numerose scoperte e studi sono stati fatti sulla comunicazione che avviene tra gli alberi, proprio per mezzo delle radici, attraverso lo scambio di sostanze chimiche. Un linguaggio che permette agli alberi di un bosco o di una foresta di parlarsi anche a distanza, di avvisare dell’arrivo di una tempesta, di scambiarsi sostanze nutritive, saperi antichi dagli alberi più anziani a quelli più giovani, accudimento della prole a distanza.
I boschi e le foreste sono un grande magazzino di acqua, con la loro presenza sono in grado di rimodulare il clima e offrono ospitalità a tantissimi esseri viventi, insetti e animali, tutti in stretta relazione tra loro in un equilibrio delicatissimo e perfetto.
E a noi tutto questo cosa può insegnare?
Che la cooperazione è tutto, lo scambio, il fare rete, condividere saperi, emozioni, aiuto reciproco è un vantaggio.
Ci vogliono divisi, in lotta, ci imbottiscono la testa di termini bellici per spezzare quei legami sottili che invece sono la forza di noi esseri umani, esseri sociali e cooperativi, siamo le cellule di una foresta di anime, ciascuno di noi con la propria unicità, con un suo messaggio per il bene di tutti.
Impariamo dalle foreste, dagli alberi.
Impariamo l’arte dell’ascolto, il silenzio necessario per osservare e comprendere quello che ci circonda prima di interagire; la pazienza dell’aspettare il momento giusto per le nuove gemme, per i fiori e i frutti, per lasciar andare le foglie morte, per riposare.
Impariamo l’importanza della collaborazione e della condivisione: gli alberi non sono avidi e in natura viene prodotto e consumato solo quello che è necessario. Nulla va sprecato: quello che è scarto per qualcuno è ricchezza per qualcun’ altro. Non esistono rifiuti, non esistono piante inutili, o che debbono essere tenute a distanza, ciascuno occupa con pieno diritto il suo posto e le future generazioni sono sempre tutelate.
Abbiamo molto da imparare e da recuperare dal nostro passato, quando i nostri antenati vivevano in sintonia con il popolo delle piante, quando eravamo custodi e protettori di questo mondo prezioso.
Impariamo a dare maggior importanza alla foresta che cresce.
Bellissimo articolo, magari tutti volessero sapere, capire e copiare dalla natura: avremmo davvero una umanitå migliore
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