NON CI RESTA CHE VIVERE

Sempre più spesso mi capita di imbattermi e di riflettere su un aspetto fondamentale che ha a che fare con il lavoro su di sé e con la crescita personale: l'ego spirituale.
Il lavoro di consapevolezza è per ogni individuo esclusivo, personale ed incomparabile perché rispecchia l'unicità della persona ed il bagaglio esperienziale che l'anima porta con sé.
Partiamo quindi con il dire che non esiste un percorso giusto, perché lo sono tutti.
È doveroso, da parte di chi ha intrapreso questo cammino, guardarsi bene dal dare consigli o indicazioni ad altri in merito alla strada migliore da percorrere o su cosa sia più opportuno fare in una determinata circostanza; questo proprio per via dell'unicità che distingue ognuno. Ciò che può essere più opportuno per me, in base a ciò che ho già sperimentato e che dovrò sperimentare può non esserlo per qualcun altro.
Il lavoro su di sé è centrato soprattutto sul riconoscimento di credenze e dinamiche e sulla conseguente disidentificazione da esse. Per cui se ognuno è differente e porta con sé  informazioni diverse, sarà necessariamente disuguale ciò che dovrà riconoscere e portare alla luce, va da sé quindi, che anche il modo di procedere e agire sarà distinto.
In questa diversità di fondo c'è però un aspetto comune a chiunque scelga di destarsi dall'assopimento, ossia la Ricerca: la ricerca della propria verità, per imparare ad ascoltarsi e conoscersi e soprattutto ricercare informazioni e ‘istruzioni’ su come muoversi all'inizio di questo percorso, attraverso materiale on line, video, conferenze, libri, affidandosi ad un professionista, operatore o terapeuta olistico.
Ma veniamo a ciò di cui voglio parlarvi che piú mi preme. Ho sperimentato in prima persona e continuo a vedere intorno a me come, dopo più o meno tempo, diventi così sottile e difficile vedere la differenza tra il vero lavoro su di sé e la costante gratificazione personale che tende a gonfiare il proprio ego, chiamato appunto, in questi casi, ego spirituale.
Troppo spesso capita che chi comincia ad apprendere informazioni e ad acquisire delle consapevolezze perda di vista il proprio lavoro personale che dovrebbe essere finalizzato al cambiamento e alla rottura degli schemi... al tirare fuori il coraggio di mettersi davvero in gioco con sé stessi e di lavorare interiormente. In sostanza, ciò che accade, é che si entra in quel vortice continuo di ricerca e apprendimento, che tende solo a riempire la mente di informazioni, quando in realtà, prima andrebbe svuotata da tutto quello che si crede di essere. Succede che diventa facile cominciare a sentirsi 'fighi' quando ci si ritrova all'interno e si tende a voler trasferire agli altri queste informazioni, convinti di muoversi nella luce, portare amore e consapevolezza al prossimo...in alcuni casi ci si sente 'arrivati' prima di aver davvero cominciato, alquanto buffa come cosa considerando che in verità 'non si arriva mai'.
E quindi... via a collezionare altri corsi, uno dietro l'altro...a ricevere nuove nozioni ancora e ancora.
Ma come?...e il principio di partenza di lavorare su di sé?
L' attenzione di lavorare all'interno dove é finita, se non si fa altro che spostarsi all'esterno?
Con questo non intendo dire che l'informazione, la curiosità, lo studio e la ricerca non servono, anzi, sono assolutamente necessari ma ciò che é fondamentale per non 'perdersi' é metterli in pratica, restare contemporaneamente presenti e in ascolto del lavoro, di se stessi e della propria vita.
Quando ciò che non funziona comincia a cambiare e a trasformarsi, quando la realtà e le situazioni che si vivono passano da caotiche ed insoddisfacenti ad armoniose ed equilibrate (ciò non significa che non si presenteranno più problemi o momenti difficili, anzi a volte ci si ritroverà all'inferno, ma cambieranno l'atteggiamento e la percezione nel viverli), il lavoro su di sé sta dando frutti buoni, nel caso contrario, occorre fermarsi e riconoscerlo.
Io credo che la chiave di tutto sia semplicemente vivere appieno e consapevolmente.
Bisogna praticarla la spiritualità, non gonfiarsi la bocca di bei concetti, ma vivere nella consapevolezza, acquisendola prima all'interno, farla propria e poi portarla attraverso la propria essenza, nelle azioni quotidiane, in un sorriso, nei discorsi che si fanno, nel lavoro, nel silenzio attraverso uno sguardo o un semplice gesto, nel confronto con l'altro, nelle relazioni.
Sono questi la luce ed il cambiamento che portiamo all'esterno, che innalzano la vibrazione anche di chi ci circonda : riflettiamo ciò che siamo.

Alla fine di tutto, non c'è nulla che non funzioni, siamo anime perfette scese a fare esperienza, Anime che non hanno nulla da risolvere ma tutto da sperimentare... quindi direi che...

Non ci resta che VIVERE 😜

Vi abbraccio,

Luna Huna


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