LE DINAMICHE CHE CONDIZIONANO LE NOSTRE RELAZIONI (Seconda Parte)

 


Nella prima parte del nostro viaggio analogico, abbiamo potuto comprendere come le dinamiche emotive hanno dimostrato come l’individuo tende, per sua natura, ad agganciarsi più alle persone che frustrano il proprio bisogno, di amore, coccole e latte materno, piuttosto a chi lo appaga, in quanto l’emozione più forte sembra essere più legata alla tensione emotiva frustrata e dal conseguente dolore che ne deriva.

          A questo concetto principale, che si sviluppa nel bambino/a fin dalle prime settimane di vita, ne aggiungiamo un altro, altrettanto significativo e determinante e che ora cercheremo di illustrare nella maniera più semplice possibile.

Attraverso l’analisi delle strutture di personalità emotiva, le discipline analogiche hanno scoperto che chiunque, se messo in piedi, con le braccia rilassate lungo i fianchi e costretto a guardare dritto a se un determinato simbolo ancestrale che si sposta avanti e indietro, sente con evidenza oscillare il proprio corpo all’indietro, in caso di repulsione verso i significanti energetici del simbolo, oppure di gradimento con lo spostamento del corpo in avanti, se il simbolo rappresenta quell’energia gradita al nostro inconscio e artefice di molteplici caratteristiche comportamentali.

Così avviene che avvicinando al viso di ognuno di noi un simbolo che rappresenta, ad esempio, la figura del triangolo, può avvenire che l’energia indotta da tale simbolo, spinga il nostro corpo all’indietro, conclamando da una parte, la nostra natura energetica di tipo materno protettivo e, dall’altra la nostra similitudine al genitore materno che però, essendo della nostra stessa energia, attiverà in noi, come in ogni donna significativa, emozioni di reattività.  

Viceversa, se lo stesso simbolo invece, genera uno spostamento in avanti del corpo, che di solito resta attivo fino a quattro metri di distanza dal viso (cioè giusto la metà dell’ampiezza della nostra Merkaba), l’individuo sarà attratto e sensibile ad agganciarsi ad ogni persona in grado di offrire protezione, accoglienza e coinvolgimento affettivo ed emotivo.

Lo stesso discorso dicasi per il simbolo dell’asta (o della spada) che rappresenta l’energia paterna di tipo maschile.

Così come esiste un terzo tipo di personalità emotiva sensibile ai movimenti del simbolo del cerchio, che rappresenta se stessi.

Dalle combinazioni possibili fra i tre simboli dell’asta, cerchio e triangolo, nascono e si classificano così le 16 tipologie di personalità emotiva, ed ognuno di noi possiede la propria, con il suo meraviglioso bagaglio di peculiarità comportamentali che ne condizionano all’inverosimile non solo le nostre relazioni, ma anche il tipo di persone che nella vita scegliamo come amici, partner e coniugi.

Fra le scoperte interessanti delle discipline analogiche, una fra le prime fu il come e perché avviene nel bambino/a la scelta della propria tipologia emotiva.

Si è così scoperto che tale scelta dipende essenzialmente in base al tipo di rapporto vissuto nei primi anni di vita del bambino/a all’interno della propria famiglia d’origine.

Come se la nostra Anima, nel progetto di incarnarsi in quella determinata famiglia e coppia genitoriale, decida di vivere dinamiche relazionali genitoriali, capaci di formare una specifica tipologia emotiva in grado poi, nel corso dell’intera vita, di determinare la qualità delle nostre relazioni in funzione proprio dell’evoluzione dell’Anima stessa. Semplicemente meraviglioso!

Nella prossima parte vedremo quali situazioni famigliari sono in grado di generare strutture emotive differenti.

Vedremo anche che non saranno i genitori a scegliere la propria struttura emotiva, ma piuttosto lo stesso bambino/a, proprio in base alla reazioni emotive derivanti dal comportamento genitoriale.

 

 

Vanni Ligasacchi

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