Ambienti emotivi di Umberto Boccioni

 


“La sensazione è la veste materiale dello spirito...a ogni emozione sensoria
corrisponde un’analoga forma colore”

Umberto Boccioni

La Teosofia penetra a fondo il pensiero di molti pittori come Vasilij Kandinskij, Piet Mondrian, Kazimir Malevich, Luigi Russolo, Hilma af Klint, Joseph Beuys, Boccioni e molti altri, alcuni di loro facevano parte della Società Teosofica fondata da Helena Petrovna Blavatsky e furono influenzati dall’uscita nel 1905 del saggio Le Forme Pensiero della teosofa Annie Besant e di Charles W. Leadbeater.

Si assiste al concepimento quindi, di un’arte spirituale che mira ad andare oltre la superficie delle cose, ad una una dimensione segreta, «esoterica». Gli artisti sono attratti dal mondo sottile e dalle sue dimensioni, puntano a trovare la realtà essenziale dietro il falso, illusorio involucro delle apparenze. Spirito, psiche collettiva, anima mundi sono i nuovi termini concettuali con i quali si misurano.

Mi soffermo su Umberto Boccioni, pittore esponente del Futurismo italiano (1882-1916), ma non voglio parlare della sua opera in chiave di rappresentazione del movimento, della velocità, del
dinamismo; bensì della sua visione dell’opera come strumento che rivela l’occulto, che apre le porte ad una nuova sensibilità di visione. Egli, proprio grazie a Romolo Romani (uno dei fondatori del Manifesto Futurista) viene introdotto alle conoscenze teosofiche e al pensiero di Rudolf Steiner che influenzeranno le sue opere.

Il suo trittico degli Stati d’animo (1911): Quelli che vanno, Gli addii e Quelli che restano è il primo esempio pittorico in cui Boccioni approfondisce i corpi emotivi attraverso la creazione di una campitura composta da onde energetiche e auree colorate impalpabili. Vi è una frenetica sovrapposizione di colori in cui gli oggetti sono indefiniti e dominati da emanazioni continue di energia.La stessa scena cambia al variare dello stato d’animo dei personaggi.

 “La pittura degli stati d’animo vuole che questo arabesco di forme e di colori si determini nell’artista nella sua caratteristica fatalità drammatica. Insomma la realtà non è l’oggetto, ma la trasfigurazione che esso subisce nell’identificarsi col soggetto. Creazione ed emozione sono la stessa cosa”

Anche nelle opere successive come ad esempio La città che sale vi è il tentativo di rappresentare gli oggetti e le situazioni come fossero compenentranti con il tutto, con l’Universo attraversati dalle vibrazioni, è come se nella tela si trasferisse la coscienza dell’artista.

Noi vogliamo modellare l'atmosfera, disegnare le forze degli oggetti, le loro reciproche influenze, la forma unica della continuità nello spazio. Questa materializzazione del fluido, dell'etereo,
dell'imponderabile; questa trasposizione nel concreto di quello che si potrebbe chiamare il nuovo
infinito biologico e che la febbre dell'intuizione illumina, è forse letteratura? Tutte le ricerche umane nel nostro tempo non anelano forse verso questo imponderabile che è in noi, attorno a noi e per noi?
Non dimentichiamo che la vita risiede nell'unità dell'energia, che siamo dei centri che ricevono e
trasmettono, cosicché noi siamo indissolubilmente legati al tutto.

 

La sua pittura è dunque una pittura da lui definita esoterica, è un ponte tra l’uomo e l’artista, diventa medium di crescita del cammino non solo artistico ma anche spirituale.

Chiare sono le parole del 1913 che si leggono come introduzione alla Prima Esposizione Futurista di Roma:

[..] Noi creiamo così, in qualche modo, un ambiente emotivo, cercando a colpi d'intuizione le simpatie e gli attaccamenti che esistono fra la scena esterna (concreta) e l'emozione interna (astratta). Quelle linee, quelle macchie, quelle zone di colore apparentemente illogiche e inesplicabili sono appunto le chiavi misteriose dei nostri quadri.

Ci si rimprovererà certamente di voler troppo definire ed esprimere in modo evidente i legami

sottili che uniscono il nostro interno astratto con l'esterno concreto.

Come volete, d'altronde, che noi accordiamo un'assoluta libertà di comprensione ad un pubblico

che continua a vedere come gli fu insegnata, con occhi falsati dall'abitudine ?

Noi andiamo distruggendo ogni giorno, in noi e nei nostri quadri, le forme realistiche e i dettagli
evidenti che ci servono ancora a stabilire un ponte d'intelligenza fra noi e il pubblico.
Perchè la folla goda del nostro meraviglioso mondo spirituale che le è ignoto, noi siamo ancora costretti a darle delle indicazioni materiali.
Così noi rispondiamo alla curiosità grossolana e semplificatrice che ci circonda, coi lati brutalmente realistici del nostro primitivismo.[…]

 

Fonti bibliografiche:

Presentazione Prima Esposizione Futurista a Roma

Manifesto tecnico della scultura futurista

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