Jól o Hökunótt, ai giorni nostri conosciuto come Yule
La prima settimana di dicembre per
le genti del Nord iniziavano i festeggiamenti e le ritualità di Jól o Hökunótt,
ai giorni nostri conosciuto come Yule, all’interno del quale però viene
festeggiato solo il Solstizio d’Inverno.
Solstizi ed Equinozi non venivano
celebrati dai norreni, ma rientravano all’interno di una serie di
festeggiamenti rituali: il Solstizio d’Inverno cade all’interno delle ritualità
di Jól. In questo periodo venivano mantenuti attivi i fuochi casalinghi e
rituali per dare forza alla luce del sole nella fase più difficile dell’anno, per
far sì che la luce vincesse sulle tenebre: da un punto di vista magico-spirituale,
il mantenimento della luce sempre viva all’interno delle abitazioni e dei
luoghi di culto simboleggiava la cura attiva della luce interiore contro il
Caos che porta il buio. Tra alcuni dei clan vichinghi si usava accendere il
“Tronco di Jól”: un grande pezzo di tronco, lasciato bruciare per tutto il
periodo dei festeggiamenti in onore a Thor.
Il periodo di Jól, ai giorni
nostri, inizia intorno al 6/8 di dicembre e termina verso il 10/15 di gennaio con
la celebrazione di Jólablót: ovvero con l’esecuzione del blót per la fertilità
e abbondanza in onore del dio Freyr. Il Blót era un sacrificio pagano dei
popoli del Nord Europa alle divinità scandinave, il termine è connesso
all'inglese bless (benedire). Alla fine del periodo rituale i Fuochi accesi
all’inizio di dicembre vengono spenti poiché la luce può iniziare a sostenersi
da sola; infatti, le giornate iniziano ad allungarsi e il buio a perdere forza.
Per l’occasione veniva preparata una bevanda chiamata jólaol, una specie di
birra celebrativa, usata per veri e propri brindisi di buon auspicio per tutto
questo periodo durante il quale, oltre che bere molto, venivano organizzati
banchetti, giochi, melodie e sacrifici in onore degli Dèi. Venivano consumate
carni di animali come il cavallo o il maiale, precedentemente sacrificati.
Le entità correlate a questa festa
erano Sol, il sole, e la dea Nott, la notte:
- - Sòl era importante durante questa tradizione poiché
si festeggiava l’aumento della luce e del calore, anche perché le giornate
erano quasi totalmente buie nella penisola scandinava
- - la Dea Nótt, madre di Dágr, il giorno, è
consacrata a Odino in quanto è simbolicamente collegata al Percorso Iniziatico
fatto sull’Yggdrasill per acquisire la Conoscenza e Saggezza. Il 21 dicembre è
il giorno di Nott e del Solstizio, apice del periodo di buio dove l’oscurità ha
la massima estensione e momento in cui la Luce comincia a ritornare potente
sulla Terra.
Sól non era invece considerata una divinità a differenza di Nott, ma più la personificazione di un Gigante, subordinata sempre alla volontà del Destino e quindi delle Norne, del Tempo insomma. Erano quindi festività che immergevano l’individuo nella temporalità, scandivano il ritmo degli anni, e lo collocavano all’interno del destino comune del proprio popolo, lo portavano alla celebrazione rituale del clan.
Un intero mese di festeggiamenti che
simbolicamente portava ciascuno a ritrovare la capacità di sentire la luce dentro
di sé, un periodo di ritualità continue che servivano a centrare l’individuo
sulla sua fiamma interiore. Ogni tradizione racconta la medesima storia che col
Solstizio d’inverno o col Natale non cambia: il buio avrà la meglio sulla luce,
poiché viviamo in un eterno ciclo di morte e rinascita e nulla resta mai uguale
a sé stesso.
God Jól!
Jlenia Adain
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