«Vinta
giace la bontà, e la vergine Astrea, ultima degli dei, lascia la Terra madida
di sangue»
Ovidio – Le Metamorfosi I, vv.
149-150
Il mio di oggi è un breve excursus che verte intorno al
simbolo della Bilancia che rappresenta
fin dal mondo antico l’icona per eccellenza della Giustizia. Molte volte la
troviamo associata alla Spada.
Le prime raffigurazioni dove compare questo simbolo associato
all’idea di Giustizia sono da cercare sulle grandi pareti dipinte dal popolo
egizio. Qui infatti troviamo la Dea della giustizia e dell’ordine Maat disegnata
con una penna ritta sul capo indice di equilibrio del cosmo. Essa è legata al
rito di psicostasia cioè la cerimonia
a cui era sottoposto il defunto prima di poter accedere all’Aldilà. Durante questa funzione avveniva infatti la pesatura del cuore
o pesatura dell'anima.
Il Dio Anubi, deponeva il cuore del defunto su un piatto della bilancia,
mentre sull’altro veniva posata la piuma della Dea Maat. Se il cuore risultava
leggero come la piuma, veniva dichiarato il defunto “giustificato”, ossia
autorizzato ad accedere al Campo dei Giunchi, il vero e proprio Regno dei morti.
Se invece il piatto con il cuore pesava più di quello con la piuma, significa
che il defunto era macchiato da colpe; perciò era divorato da Ammut, un mostro costituito
dalle bestie più temute dagli egizi ovvero: testa di coccodrillo, criniera e
zampe di leone, corpo di ippopotamo ed era sempre presente ai piedi della
bilancia.
Quindi già per gli egiziani, la bilancia misura e sentenzia una verità attraverso
un ordine divino.
Se ci spostiamo in Grecia, qui vi troviamo statue dedicate alla
Dea Themis
che ha una benda sugli occhi, in una mano la bilancia e nell’altra spada. La benda sugli occhi
rappresenta la cecità ovvero l’imparzialità e l’uguaglianza di fronte alla
legge; la bilancia è il simbolo della misura, del confronto con il
comportamento retto, la spada simboleggia il castigo, cioè la sanzione per la
violazione della legge.
La figlia di Themis e Zeus è Dike detta
anche Astrea, anch’essa come Themis
rappresenta la Giustizia ed è l’equivalente della Iustitia romana. Sia Dike che Astrea vengono rappresentate
con bilancia e spada. Il mito
ci racconta che i crimini dell’umanità misero in fuga Astrea e
la costrinsero ad abbandonare la terra rifugiandosi in cielo dove divenne la costellazione della Vergine.
Possiamo dire che le differenze tra Themis e Dike più che nell’aspetto sono
nella sostanza. Themis fonda il suo ordinamento in qualcosa di trascendente, è la
Giustizia Divina, Dike invece è la Giustizia terrena, ciò che regola
l’equilibrio tra l’individuo e la comunità prendendo comunque a modello le
leggi e l’ordine divino. (Dike è figlia di Themis quindi porta in sé una legge
che rimane collegata all’ordine trascendente).
Nell’iconografia cristiana del XII secolo e soprattutto del
XVI, troviamo molte raffigurazioni dell’Arcangelo
Michele che regge con la mano destra la spada e con la sinistra la bilancia
atta a soppesare le anime, assume il ruolo che nella psicostasia egizia era
stato di Anubi. Sui piatti sono poste le anime, raffigurate come un infanti ignudi,
sotto vi è la figura del demonio che allunga la mano, cercando di far pendere
la bilancia dalla propria parte per aggiudicarsi l’anima, mentre l’Arcangelo lo
allontana con la sua spada. Il
diavolo è la similitudine della bestia egizia Ammut che ha esattamente lo
stesso compito.
Un’altra
interpretazione che è stata data è che Michele attraverso la bilancia (simbolo
della simmetria e dell’ordine), rappresenti l'equilibrio tra il sistema solare
e il sistema interiore dell’uomo.
Al
giorno d’oggi la Bilancia è ancora saldamente collegata al concetto di
Giustizia, la si trova rappresentata nei tribunali ed utilizzata spesso come
logo o stemma negli studi di avvocati e giudici.
La mia
interrogativa finale è questa: quanti riferimenti all’ordine divino poniamo
nelle nostre sentenze e nei nostri tribunali odierni? La nostra Giustizia umana
quanto risponde all’ordine di quella celeste?
Alessia Gatti - Blar
Splendido articolo Alessia, l'ho letto con grande piacere
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