Visioni oniriche di Arnold Böcklin – ULTIMO CAPITOLO


[…]E la divina Ninfa, poiché del figliuolo di Crono
udito ebbe il comando, si volse a cercare l’eroe.
E lo trovò che sedeva sovressa la spiaggia; né gli occhi
erano asciutti mai di pianto, e struggea la sua vita
desiderando il ritorno; ché cara non gli era la Ninfa.
Le notti si, nella cava spelonca, costrettovi a forza,
presso Calipso bramosa, soleva giacer senza brama;
ma su le rocce andava di giorno a seder, su la spiaggia,
e per lo sterile ponto spingeva lo sguardo, e piangeva.
[…]

Canto V - Odissea

In questo ultimo capitolo, guardo al concetto di ombra espressa nella pittura. Prendo ad esempio dal vasto panorama della storia dell’arte il celeberrimo artista esponente del Simbolismo Arnold Böcklin (1827 Basilea – 1901 San Domenico di Fiesole). Egli raffigurando le ombre, si connette alla sfera dell’immaginazione e della psiche.  Attinge ad un linguaggio fatto di simboli e di allegorie. Bocklin, pittore del mito e dell’immaginario trae da questi temi l’atemporalità e il sogno. I suoi personaggi sono estratti dai miti della cultura visiva millenaria, lui li fa rivivere, li fa apparire nuovi. Li trasfigura in chiave simbolica e visionaria. Si serve molto spesso di figure ombrose avvolte da mantelli per esprimere la morte e richiamare nello spettatore la desolazione e l’incanto di epoche antiche. In Odisseo e Calipso (https://bit.ly/3kca1e5), il personaggio di spalle (Odisseo), rivolto verso il mare, avvolto da un mantello scuro, sembra un’ombra o una salma, è enigmatico, cristallizzato nell’attesa del ritorno alla sua amata Itaca. Qui il tempo si è fermato, l’eroe è imprigionato nella crisalide dell’attesa. Alle sue spalle Calipso distesa su di un manto rosso,  invano cerca di sedurre Ulisse; ella lo amò e lo tenne con sé, secondo Omero, per sette anni  offrendogli inutilmente l’immortalità, che l’eroe sempre respinse.
Nel quadro si respira un’atmosfera evocativa e drammatica e sospesa in un’epoca senza tempo e  memoria.

Altra opera del pittore svizzero in cui compare la misteriosa  figura  ammantata è L’isola dei morti (https://bit.ly/3kean4a) . Qui è una salma lattea, coperta da un lenzuolo bianco, un sudario, rappresenta l’anima-ombra che giunge dalla barca di Caronte nel regno dei morti.  L’oltretomba è immaginata dalla fantasia di Böcklin come un’isola rocciosa con al centro un gruppo di cipressi, dove nelle rocce sono scolpiti i sepolcri. I contorni dell’isola si specchiano in un’acqua tranquilla, immobile, tutto è silenzio e introspezione. Lo stesso Böcklin ribadì di aver dato vita ad «un'immagine onirica» che «deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura».
L'isola dei morti è stata un'inesauribile fonte d'ispirazione per molti pittori (De Chirico, Salvador Dalì…)ma anche per poeti come D’Annunzio e figure come  Sigmund Freud e Adolf Hitler che ne acquistò la terza versione del dipinto. Böcklin infatti ne dipinse diverse versioni.
Nel 1880 il pittore scrisse a Marie Berna (colei che commissionò il dipinto dicendo di volere un quadro che la facesse sognare):

Lei potrà sognare, immersa nel buio mondo delle ombre, fino a quando non crederà di avvertire il leggero, tiepido alito che increspa il mare, fino a quando non esiterà a turbare il solenne silenzio anche con una sola parola”.

Fonti bibliografiche:

Marisa Volpi – Böcklin –Giunti

Omero – Odissea- Einaudi

Wikipedia: https://bit.ly/3AW0jCK


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