IMAGO LUCIS OPERA ESPRESSA – CAPITOLO 3


La Fotografia è violenta: non perché mostra delle violenze, ma perché ogni volta riempie di forza la vista, e perché in essa niente può sottrarsi e neppure trasformarsi.
Roland Barthes

Se si parla di Ombra, la forma visiva più aderente ad essa  è sicuramente la fotografia. Questa tecnica essendo un segno indiziale, ha un legame “fisicamente forzato” con la realtà. Cos’è la fotografia se non “imago lucis opera espressa”? Immagine rivelata dall’azione della luce, come lo è l’ombra  rivelata dalla presenza della luce. Senza luce nessuna ombra. Cos’è la notte se non una grande ombra che si proietta sulla terra?

La fotografia, è pervasa da una sensazione di magia. Attraverso la fotografia si ha la possibilità di acquisisce il soggetto, esso può essere una persona o una cosa a noi cara oppure un evento, vissuto personalmente o no; resta comunque il fatto che la fotografia è un modo per acquisire una nuova conoscenza senza passare attraverso l’esperienza diretta. Nella  fotografia di un’ombra, la si può cercare di afferrare, di toccare, di penetrare ma effettivamente non si riuscirà ad andare al di là della sua sembianza.
Le fotografie in bianco e nero fanno capire bene la sensazione di ombra. Le ombre nascono  perché c’è qualcosa/ qualcuno che si è interposto tra la luce e la superficie dove esse appaiono. Blanchot dice:
L’essenza dell’immagine è di essere tutta esteriore, senza intimità, e ciò nonostante più accessibile e misteriosa dell’idea di interiorità, di essere senza significato, pur evocando la profondità di ogni possibile senso; non rivelata e tuttavia manifesta, possedendo quella presenza-assenza che costituisce la seduzione e il fascino delle Sirene”.

Concludo con una frase di Roland Barthes tratta dal suo libro più celebre, La Camera chiara :

L’aria è dunque  l’ombra luminosa che accompagna il corpo; e se la foto non riesce a palesare questa aria, allora il corpo va avanti come il mito della Donna senza Ombra, non resta altro che un corpo sterile. E’ per mezzo di questo sottile cordone ombelicale che il fotografo dà vita, se, per mancanza di talento o per disavventura, egli non sa dare all’anima trasparente la sua ombra chiara, il soggetto muore per sempre”.

Bibliografia:

Roland Barthes, La Camera Chiara, Einaudi

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