SPETTRI IERATICI DELL’ESISTENZA - CAPITOLO 2

 


“Ogni figura ha l’aria di andare per conto suo, tutta sola, in una direzione che le altre ignorano. Si incrociano, si sorpassano, senza vedersi, senza guardarsi. Non raggiungeranno forse mai la loro meta. […] L’unica cosa che mi appassiona è cercare comunque di avvicinarmi a questa visione che mi pare impossibile rendere.”

Alberto Giacometti

E’ affascinante come anche nella scultura troviamo collegamenti al mondo delle ombre.
La famosa statuetta votiva etrusca dal nome “Ombra della sera” proveniente da Velathri (oggi Volterra), suggerisce l’idea delle lunghe ombre proiettate durante il tramonto. Quest’opera d’arte bronzea risalente a 2300 anni fa, ci meraviglia perché richiama nello spettatore le slanciatissime sculture moderne dell’artista svizzero Alberto Giacometti (1901-1966).

A tal proposito, l’opera di Giacometti “Uomo che cammina” (1947) è una scultura filiforme, disincarnata, concepita come il prototipo dell’uomo che ha conosciuto l’inferno e ne ha riportato solo pelle e ossa. E’ uno spettro ridotto a ciò che di più materiale possiede cioè la sembianza umana corporea che è tuttavia il marchio indelebile della sua appartenenza al mondo. Tutte le sue sculture sono sottili come carta, sono ridotte a segni, è la sostanza stessa della scultura che gli sfugge, al punto che le sue opere potrebbero facilmente sbriciolarsi tra le dita. Le rimpicciolisce sempre più tanto che alcune potrebbero essere contenute in una scatola di fiammiferi. L’artista si esprime così:

“Tutto il percorso degli artisti moderni è in questa volontà di afferrare, di possedere qualcosa che sfugge continuamente... È come se la realtà fosse continuamente dietro i velari che si strappano.
Ce n'è ancora un'altra, sempre un'altra.”

Giacometti dunque è l’artista esistenziale per eccellenza come lo definisce bene Sartre, riconosce nella realtà ciò che vi è di indiscutibile e allo stesso tempo di inafferrabile, e ne fa vedere la traccia inalienabile della presenza nel mondo.
In molte opere, dove introduce più personaggi, cerca di distruggere lo spazio e trova ancora relazioni benchè ridotte ai minimi termini, tutti gli esseri intorno a lui sembrano: “Crani morti abitati da sguardi vivi.[…]”

Il sentimento di incomunicabilità profonda tra gli esseri e le cose è stato l’argomento essenziale per Alberto Giacometti. Persone ci appaiono ombre ieratiche nella loro spoglia nudità a cui ha ridato loro l’esistenza fuori dal tempo.

Bibiliografia:

-        Giacometti, Editore Sansoni

Quaderni Grigionitaliani

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