SPETTRI IERATICI DELL’ESISTENZA - CAPITOLO 2
“Ogni figura ha l’aria di andare per conto suo, tutta sola, in una direzione che le altre ignorano. Si incrociano, si sorpassano, senza vedersi, senza guardarsi. Non raggiungeranno forse mai la loro meta. […] L’unica cosa che mi appassiona è cercare comunque di avvicinarmi a questa visione che mi pare impossibile rendere.”
Alberto Giacometti
A tal proposito, l’opera di Giacometti “Uomo che cammina” (1947) è una
scultura filiforme, disincarnata, concepita come il prototipo dell’uomo che ha
conosciuto l’inferno e ne ha riportato solo pelle e ossa. E’ uno spettro ridotto
a ciò che di più materiale possiede cioè la sembianza umana corporea che è tuttavia
il marchio indelebile della sua appartenenza al mondo. Tutte le sue sculture
sono sottili come carta, sono ridotte a segni, è la sostanza stessa della
scultura che gli sfugge, al punto che le sue opere potrebbero facilmente
sbriciolarsi tra le dita. Le rimpicciolisce sempre più tanto che alcune
potrebbero essere contenute in una scatola di fiammiferi. L’artista si esprime
così:
Il
sentimento di incomunicabilità profonda tra gli esseri e le cose è stato
l’argomento essenziale per Alberto Giacometti. Persone ci appaiono ombre
ieratiche nella loro spoglia nudità a cui ha ridato loro l’esistenza fuori dal
tempo.
Bibiliografia:
-
Giacometti,
Editore Sansoni

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