Stress ed emergenza

Ormai da un anno stiamo vivendo in una situazione di emergenza senza sosta, ci sentiamo sotto costante minaccia da parte di un fattore esterno che mette a rischio le aree più importanti della nostra vita legate proprio alla sopravvivenza umana:

la salute, il lavoro, le relazioni umane (da quelle più strette familiari a quelle di amicizia e anche lavorative).

L’uomo è stato “progettato” proprio per vivere sotto stress, infatti possiede dei sensibilissimi meccanismi di difesa che si attivano per preservare la propria sopravvivenza.

Per comprendere meglio questi meccanismi, prendiamo in considerazione una parte del corpo fondamentale: il cervello.

Esso è diviso in aree, collegate ognuna ad un diverso livello evolutivo.

La parte del cervello più arcaica è chiamata “cervello rettiliano” proprio perché a livello evolutivo è il primo ad essere stato sviluppato ed è quella parte che si occupa della sopravvivenza: istinti primordiali, funzioni corporee autonome, conquista e difesa, lotta/fuga, reazioni automatiche senza il controllo consapevole.

È quella parte di noi che ci permette di lottare o fuggire nel momento in cui incontriamo un leone nella savana, o nel momento in cui un malintenzionato varca la porta di casa nostra. In quei momenti c’è veramente poco da pensare, siamo chiamati alla reazione immediata, di lotta o di fuga, per salvare la nostra vita.

Esiste poi un'altra area del nostro cervello chiamata sistema limbico, che è la parte che si è sviluppata con i mammiferi, ci permette di provare emozioni, di essere empatici, di nutrire e accudire i figli, di capire di che cosa l’altro ha bisogno.

La parte invece maggiormente evoluta è la corteccia cerebrale, collegata al ragionamento, al linguaggio, alla razionalità. 

In particolare, i lobi frontali (due punti localizzati sulla fronte) sono la parte che si occupa di trovare nuove soluzioni ai problemi, di trovare il modo di uscire dalle situazioni stressanti, di separare lo stress dalla situazione ad esso associata, in modo da poter vedere la realtà da un’altra prospettiva e di trovare più velocemente una soluzione.

E’ ovvio che tutte queste parti che ci compongono sono veramente molto importanti e ci servono tutte:

ci seve poterci difendere molto velocemente dai pericoli, ci serve essere empatici per intessere delle appaganti relazioni familiari e sociali, ci serve anche una buona dose di razionalità per gestire al meglio le situazioni che richiedono ragionamento, razionalizzazione ed organizzazione.

Ma cosa succederebbe se una parte di queste prendesse il sopravvento sulle altre?

In questo periodo stiamo proprio rischiando questo: a causa del protrarsi degli eventi straordinari e molto stressanti, soprattutto per il carico di paura che  si portano con sé, stiamo assistendo ad una prevalenza dell’area del cervello rettiliano sul resto del cervello, con la conseguenza di vivere costantemente come se fossimo nella savana con un leone davanti che ci sta per sbranare, e la disattivazione delle funzioni più razionali e ragionevoli, e della capacità di essere empatici con i nostri simili.

Cosa succede al nostro corpo quando siamo sotto stress?

I muscoli si contraggono, i battiti cardiaci e la pressione sanguigna aumentano, l’udito diventa più sensibile per percepire meglio il pericolo, la pelle impallidisce, mani e piedi diventano freddi perché il sangue viene impegnato per portare nutrimento ai muscoli posturali, le pupille si dilatano per vedere meglio, i tubi bronchiali si espandono per portare maggiore ossigeno al corpo, il meccanismo di coagulazione sanguigna viene potenziato per far guarire più velocemente le ferite, i globuli rossi aumentano per portare più ossigeno ai muscoli, e nel flusso sanguigno vengono rilasciati il colesterolo, gli ormoni tiroidei, il cortisolo (ormone dello stress) e le endorfine (potenti antidolorifici).

Tutte queste reazioni portano grande beneficio per la sopravvivenza fisica, se la situazione di stress che le ha create si esaurisce nel giro di breve tempo, ma potete immaginare quali squilibri può portare all’organismo umano il protrarsi di queste condizioni per un lungo periodo senza sosta?

Nel lungo tempo questo può causare sia reazioni fisiche (come variazioni dei valori della pressione sanguigna, del colesterolo e glucosio nel sangue, variazioni della vista e dell’udito, stress nella respirazione, ecc.... ) che emotive e comportamentali (apatia, tristezza eccessiva, bassa autostima, sopraffazione, ecc..)

Per questo è particolarmente importante attuare quotidianamente delle pratiche che aiutano ad uscire da questo stato di emergenza e ritornare ad utilizzare con equilibrio e sinergia anche le altre parti del cervello.

La kinesiologia, tra le tante tecniche per il riequilibrio dello stress, ci offre una semplicissima pratica chiamata “Alleviamento dello Stress Emotivo” (ASE), che in realtà non è nulla di nuovo per l’essere umano. 

La kinesiologia ha avuto la capacità di prendere in considerazione, osservare e spiegare un gesto istintivo che tutti noi compiamo ed abbiamo compiuto nei momenti di stress della nostra vita.

Fermatevi per un attimo e se ci pensate sono sicura che riuscite a capire da soli di quale gesto si tratta.

Immaginate di essere in una situazione che vi si presenta all’improvviso abbastanza stressante: ad esempio avete gente a cena, state cucinando e all’improvviso vi ricordate che non avete in casa l’ingrediente principale, quello che proprio non è sostituibile….. fra poco arrivano gli ospiti e voi siete in grande difficoltà….Qual è il gesto automatico che vi parte all’improvviso senza pensarci?

Vi verrà istintivo mettere una mano sulla fronte!!!!

Perché proprio sulla fronte?

Sulla testa abbiamo una serie di punti riflessi che furono scoperti negli anni ’30 dal dr. Bennet D.C. (chiropratico). Egli, durante le sue ricerche, usando un fluoroscopio ed un mezzo di contrasto, documentò come il semplice tocco di questi punti creava un afflusso di sangue in alcuni distretti corporei. Le sue ricerche furono poi sviluppate dal dr. George Goodheart (chiropratico).

Sulla fronte, in particolare, abbiamo due riflessi che ci sono molto utili nelle situazioni di stress.

Secondo gli studi del dr. Bennet e del dr. Goodheart,, un tocco leggero sulle eminenze frontali (con una mano leggermente appoggiata sulla fronte senza applicare pressione) mentre si pensa ad una situazione stressante, crea un maggiore afflusso di sangue sia nello stomaco che nei lobi frontali del cervello, e di conseguenza ha un'azione di alleviamento dello stress, facendoci così uscire dalla condizione di lotta/fuga di cui vi ho parlato prima.

La dott.ssa Ger Casey ha di recente studiato in laboratorio gli effetti dell'A.S.E. sul tasso metabolico, sulla pressione sanguigna e sul battito cardiaco, notando un effettivo miglioramento dei parametri dopo pochi minuti di pratica di “A.S.E. “, potete trovare la sua relazione sul sito: https://www.kinesiologycollege.com/research cliccando su “The Effects of Emotional Stress Release on Cardiac Parameters”.

Quindi praticare Alleviamento dello stress emotivo tutti i giorni, almeno una volta al giorno, o per chi lo desidera, anche due volte, può essere una buona e sana abitudine per il nostro benessere.

Praticare ASE al mattino ci può aiutare ad iniziare la giornata in presenza, e a gestire meglio eventuali stress relativi a prove, impegni, incontri, colloqui o riunioni che avranno luogo durante la giornata. 

Praticare ASE alla sera ripensando agli eventi stressanti della giornata aiuta a lasciare andare lo stress accumulato e godere di una serata di maggiore relax.

Osservate il vostro respiro, il vostro battito cardiaco, i vostri pensieri, i vostri muscoli prima e dopo la pratica, potrete così notare meglio i benefici ottenuti.

E se vi va, potete scrivere i vostri risultati nei  commenti, sarò felice di leggerli.

Per qualsiasi problematica è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico curante, le presenti informazioni non sono da considerarsi come sostituti di cure mediche.

Daniela


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