OI OMBRE VANE, FUOR CHE NELL’ASPETTO! - CAPITOLO 1
Ombra: L’oscurità che fanno i corpi opachi, alla parte opposta a quella che è illuminata. Lat. Umbra
Ombra: Termine de’ Pittori, per il quale generalmente intendono quel colore più o meno scuro, che degradando verso il chiaro, serve nella pittura per dar rilievo alla cosa rappresentata. Dividesi in tre gradi, detti ombra, mezz’ombra e sbattimento. Ombra dicesi quella che fa un corpo in sé medesimo, come per esempio una palla che è à ‘l lume da una parte, viene ad esser mezza luminosa e mezza scura, e quella parte oscura dicesi ombra. Mezz’ombra diciamo quello spazio, che è abbiamo detto, digradando a poco a poco, secondo la rotondità del corpo. Sbattimento è l’ombra che vien cagionata sul piano o altrove dalla cosa dipinta e corrisponde a quell’oscurità, che gettano fuori di sé i corpi nella parte opposta a quella ch’è illuminata e che dicesi ombra.
(Da Filippo Baldinucci, Vocabolario dell’arte del disegno, Firenze 1681)
Sembra che l’ombra, dalle antiche tradizioni ad oggi, non venga mai disgiunta da qualcosa che in un certo modo possa appartenere allo spirituale, al magico, al misterioso, all’orribile, all’attraente…
Le ombre sono seducenti perché sono così strane ed il linguaggio metaforico ha pescato abbondantemente nel tesoro di immagini scaturite da esse. Le ombre sono immateriali, prive di consistenza, non hanno colori, sono piatte (forse è l’unico oggetto non astratto che sia veramente bidimensionale).
Il concetto di ombra sembra abitare nella stanza della mente che comunica con il dipartimento degli oggetti (ombre fisiche) e al tempo stesso si apre al dipartimento della psiche (le ombre sono immagini dell’anima).
E’ il testimone di incontro tra il mondo delle cose materiali e un mondo in cui la materia non sembra così importante. A questo proposito, i riferimenti che si snodano lungo il percorso storico-letterario ed artistico sono moltissimi.
Nella Divina Commedia il termine ombra è ricorrente ed assume diversi sensi nelle tre cantiche.
In un primo approccio con l’Inferno fatichiamo a conciliare la nostra idea di ombra quasi sfuggente, ineffabile con la descrizione che ne fa Dante delle anime-ombre rendendole plastiche e corporee quasi tangibili. Le ombre infernali in effetti sono sottoposte a martiri fisici associati normalmente solo a corpi reali, talvolta fa similitudini con esse e gli animali.
…quant' io vidi in due ombre smorte e nude,
che mordendo correvan di quel modo
che 'l porco quando del porcil si schiude.
(Canto XXX versi 25-27 Inferno)
In Inferno 6 ad esempio dove vengono puniti i golosi, le anime sono fiaccate da una pioggia greve ed eterna e squartate e scuoiate dal custode Cerbero.
Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Gli occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ‘l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.
Urlar li fa la pioggia come cani…
( Canto VI versi 13-19 Inferno)
Dante si appresta ad esplicitare che pur soffrendo non hanno corpo ma solo la sua sembianza:
Noi passavam su per l’ombre che adona
la greve pioggia, e ponavam le piante
sovra lor vanità che par persona
( Canto VI versi 34-36 Inferno)
…Oi ombre vane, fuor che nell’aspetto!
(Canto II versi 79 Purgatorio)
Nello stesso canto Virgilio spiega a Dante come le anime soffrano maggiormente il dolore dopo il Giudizio Universale una volta che si ricongiungeranno con il corpo. Di qui possiamo comprendere come le anime-ombre possano patire pene materiali pur essendo prive di corpo. Dante quindi riferendosi alle anime parla di ombre non proiettate dai corpi, ma ombre in sé stesse, lui invece è vivo e congiunto con il suo corpo ed è l’unico che differenziandosi dagli abitanti dell’inferno proietta ombra:
Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,
rotto m’era dinanzi a la figura,
ch’avëa in me de’ suoi raggi l’appoggio
(Canto III versi 16-18 Purgatorio)
C’è quindi uno scarto tra l’accezione di ombra in quanto anima e ombra in quanto fenomeno fisico. Dante come Ulisse ed Enea compie questo viaggio ultraterreno sensibilmente con il suo corpo ancora corruttibile dalla morte.
Il significato anima–ombra nel Paradiso assume caratteristiche slegate alla materialità associabili invece all’evanescenza e al diafano. Questa differenza tra ombre infernali e ombre celesti lascia sbigottito lo stesso Dante che incontrando per la prima volta gli spiriti del Paradiso è costretto a voltarsi scambiandoli per riflessi specchianti correndo nell’errore contrario di Narciso.
Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi,
tornan d’i nostri visi le postille
debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille;
tali vid’io più facce a parlar pronte;
per ch’io dentro a l’error contrario corsi
a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte.
Sùbito sì com’io di lor m’accorsi,
quelle stimando specchiati sembianti,
per veder di cui fosser, li occhi torsi;
e nulla vidi…
(Canto III versi 10-22 Paradiso)
Nell’Odissea di Omero e precisamente nel canto XI si narra di come Ulisse faccia visita al Regno dei Morti, l’oltretomba, il cosidetto Ade o Erebo, qui si usa sempre l’espressione ombra per denotare gli spiriti delle persone defunte. In questo luogo le anime-ombre parlano con Ulisse mantenendo la parvenza di fantasmi, si parla di ombre nebbiose, quando egli incontra lo spirito della madre, tre volte si slancia per abbracciarlo e tre volte l’anima della madre fugge, vola via.
…Madre mia, perché fuggi mentre voglio abbracciarti, che anche nell’Ade, buttandoci al collo le braccia, tutti e due ci saziamo di gelido pianto?...…Ahi figlio mio… questa è la sorte degli uomini, quando uno muore: i nervi non reggono più l’ossa e la carne, ma la forza gagliarda del fuoco fiammante li annienta, dopo che l’ossa bianche ha lasciato la vita; e l’anima, come un sogno fuggendone, vaga volando…
(Canto XI versi 210-222)
Andando avanti nei versi di questo canto, ho riscontrato che le ombre assumono anche qui come nell’Inferno di Dante, una certa caratteristica corporea, ad esempio vorrebbero bere con avidità il sangue delle bestie che Ulisse sacrificò prima di poter entrare nell’Ade.
E Tizio vidi…
E due avvoltoi, annidati ai suoi fianchi, rodevano il fegato, penetrando nei visceri: né con le mani poteva difendersi…
( Canto XI, 578-579)
Non lodarmi la morte, splendido Odisseo. Vorrei esser bifolco, servire un padrone, un diseredato, che non avesse ricchezze, piuttosto che dominare su tutte l'ombre consunte.
( Canto XI versi 488-491)
Proprio Platone nel settimo libro della Repubblica per spiegare a Glaucone la filosofia e la cultura, fa un esempio proprio sulle ombre dove riprende questa frase pronunciata da Achille ad Odisseo.
In questo libro si narra l’espisodio della Caverna dove sono stati rinchiusi fin dall’infanzia degli esseri umani, tenuti all’oscurità; non riuscendo mai a vedere la luce solare, l’unica cosa che riescono a scorgere sono le ombre proiettate sulla parete della caverna dalla fiamma che brilla lontana. Dice che prendendo uno di essi e facendolo uscire alla luce, egli riterrebbe più vere le cose viste all’interno della caverna, quindi le ombre, che quello che gli viene mostrato fuori, cioè la realtà.
Le ombre vengono considerate da Platone come un discostamento dalla conoscenza proprio per il loro carattere ambiguo, parla di anime ottenebrate cioè incapaci di vedere qualcosa, turbate. Il filosofo è colui che sa liberarsi di queste apparenze ingannevoli e sa uscire a contemplare lo splendore della verità. Il suo compito non si limita solo a questo, egli deve scendere di nuovo nella caverna e tentare di condurre alla luce i suoi vecchi amici di prigionia: una missione pericolosa che si conclude quasi sempre con la morte perché gli uomini sono tenacemente attaccati ai loro errori.
Come se l'occhio non fosse in grado di volgersi dalle tenebre alla luce se non insieme a tutto il corpo, così occorre passare, insieme a tutta l'anima, dal divenire alla contemplazione dell'essere e della sua parte più luminosa. E' questo, secondo noi, il bene. Oppure no?"
(La Repubblica, Libro settimo)
Bibliografia:
Ernest H. Gombrich, Ombre - Einaudi
Roberto Casati, La scoperta dell’ombra - Mondadori
Omero, Odissea - Einaudi
Platone, La Repubblica - Mondadori
Dante Alighieri, La Divina Commedia - Editrice Italiana di Cultura

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