LE SORGENTI DELL'UNIVERSO E IL FUTURO DEL MONDO

Cosmografia nordica
In questo diagramma, il frassino Yggdrasill cresce al di sopra della volta del cielo
(Gordon 1956).

Yggdrasil, l’albero cosmico è simbolo del percorso delle Anime dalla Differenziazione al Risveglio. Esso affonda le sue 3 radici, secondo la mitologia scandinava, nelle 3 Sorgenti Universali, queste radici sono le terminazioni da cui noi umani possiamo nutrire il nostro percorso di risveglio. Le «radici» non sono solo i punti da dove il mondo si estende, si nutre e cresce, ma hanno un significato ancora più profondo. Ricordiamo dove esse vanno ad attingere.

La prima radice, quella che scende in basso, penetrando nell'Helheimr o regno dei Morti, arriva al pozzo di Hvergelmir, la sorgente primordiale di tutte le acque. Questa radice affonda quindi nelle acque primordiali e ha a che fare con il potere creativo, cioè con la capacità dell’uomo di essere co-creatore del suo destino terreno. Siamo noi a scegliere come vivere la nostra vita, siamo noi a crearla attraverso i nostri pensieri. Prendendo consapevolezza di ciò, possiamo diventare co-creatori di ciò che stiamo vivendo e non semplici attori con un copione talvolta scadente.

La seconda radice, quella che si protende verso i confini dell'universo, va ad attingere alla sorgente Mímisbrunnr, dove stanno nascoste sapienza e conoscenza. A questa è la sorgente fa da guardiano la testa di Mímir[1]: Odino per avere accesso a questa fonte, dovette sacrificare il suo occhio. Questa è la fonte della conoscenza e ci mette di fronte alla necessità di lasciar andare ciò che consideriamo vero, ciò che vediamo con l’occhio destro e quindi con la ragione, per acquisire il vero Sapere. Solo abbandonando le certezze possiamo fare spazio al nuovo e alla Verità.

La terza radice si protende verso il mondo degli uomini e va ad attingere alla sorgente Urdarbrunnr, luogo sacro dove ogni giorno gli dèi si riuniscono in assemblea (þing)[2], l'assemblea divina. Inoltre in Urdarbrunnr risiedono le tre Norne, che decidono i destini di tutti gli uomini: Urdr il destino, Verdandi il divenire e Skuld il debito da saldare, esse estraggono le rune e scrivono il destino degli esseri umani. Urdarbrunnr è la «sorgente del destino» (norreno urðr, anglosassone wyrd). La terza radice affonda nelle trame già preparate per gli uomini, in quella potenza divina che è un mare che conduce tutti verso lo scopo primo dell’Universo, la piena Coscienza. Proprio qui l’uomo comprende che è parte di un tutto che si muove all’unisono e che anche se lui non ha occhi per vedere il grande disegno universale, questo esiste comunque.

Quindi il percorso dell’uomo deve avere certezze radicate:

     - Siamo co-creatori di ciò che viviamo, sta a noi usare bene lo strumento aurico per vivere il più possibile in linea con le richieste della nostra anima e allontanando le resistenze che rallentano il nostro movimento nel flusso cosmico.

-      - Possiamo conoscere il vero e seguire l’anima solo abbandonando quello che crediamo vero, a favore del Sapere universale, smettendo di voler incasellare e fermare in rigidi schemi ogni cosa.

-     - Siamo parte di un tutto che si muove secondo uno scopo che non possiamo capire, ma solo accogliere con fiducia. Dentro questo tutto ci muoviamo sempre trascinati dal flusso inarrestabile del cosmo.

Da queste radici parte la crescita spirituale e il percorso, se ce n’è uno, verso il risveglio. Queste sono le radici che nutrono il mondo; sono le radici che fanno evolvere l'umano. Sono le radici che fanno crescere il futuro del mondo in modo sano, senza interesse personale o lucro, in fratellanza e cuore: perché siamo nella stessa barca e da soli non possiamo uscirne.

Jlenia Adain

Note:

[1]: Mímir è un personaggio della mitologia norrena. Era un gigante rinomato per la sua saggezza, tanto che lo stesso Odino intraprese un viaggio verso Jǫtunheimr, la terra di questi esseri, per acquisirla: il Padre degli dèi riuscì nell'impresa bevendo dalla fonte magica di Mímir, Mímisbrunnr, ma in cambio fu costretto a cedere uno dei suoi occhi.

[2]: Il termine antico norreno, antico frisone ed antico inglese þing, che significa "assemblea", ha un'origine identica all'odierno inglese thing, al tedesco Ding, all'olandese ding ed all'odierno scandinavo ting, che significano "oggetto". Tutti derivano dal proto-germanico *þengan che significa "momento scelto". L'evoluzione del termine thing da "assemblea" ad "oggetto" è parallelizzata all'evoluzione del latino causa (nel senso di processo) nel moderno francese chose, nell'italiano e spagnolo cosa e nel portoghese coisa. In inglese il termine viene citato a partire dal 685 o 686, con l'antico significato di "assemblea", in seguito si riferisce ad un'entità o materia (prima dell'899), e quindi come atto, azione o evento (a partire circa dal 1000). Il significato di possesso personale, comune nel plurale (forse influenzato dall'antico islandese things che significava "oggetti, articoli o valori"), appare la prima volta nel medio inglese attorno al 1300.

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