La Magia di Imbolc

Buongiorno, cari amici del blog di SpazioFehu! Sono molto felice di fare parte di quella che, spero diventerà una grande community, nel frattempo ringrazio di cuore Jlenia Adain per avermi dato questa bellissima opportunità. Mi chiamo Tiziana, in arte la Stregatta, mi occupo di numerologia e da sempre sono affascinata dalle storie del mondo e da tutti quei riti ancestrali che sono arrivati fino ai giorni nostri. In particolare, oggi vorrei parlarvi dell’antica festa celtica che si tiene l’uno di febbraio, ovvero Imbolc e del suo significato profondo. 


Imbolc

La luce nata a Yule (solstizio d’inverno) comincia a manifestarsi nel mese di febbraio: le giornate lentamente si allungano, anche se il gelo invernale è ancora presente, ci si accorge che qualcosa sta cambiando. Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi legati alla sopravvivenza. Questo era il periodo più difficile dell’anno poiché le riserve alimentari iniziavano a scarseggiare. Pertanto, i primi segni che annunciavano l’arrivo della primavera erano accolti con una trepidazione, che oggi faremmo fatica a comprendere. Presso i Celti l’uno febbraio si festeggiava Imbolc, detta anche Oimelc o Imbolg. L’origine della parola è controversa, ma i significati rimandano tutti al senso profondo di questa festività. In effetti, Imbolc pare significhi “grande pioggia” e in effetti in molte località del nord Europa è anche detta “festa della pioggia”, in riferimento ai mutamenti climatici, ma anche ad un senso di purificazione. Imbolg, invece significa “nel sacco” ovvero “nel grembo” con un riferimento simbolico al risveglio della natura nel grembo della Madre Terra. Nel senso più materiale invece si riferiva agli agnelli, fonte di cibo e di ricchezza, il cui allattamento era una risorsa davvero provvidenziale per produrre burro e formaggio. Imbolc, è una delle quattro feste celtiche del fuoco, poiché l’accensione rituale dei falò è ciò che caratterizza questa celebrazione. In questo contesto il fuoco è considerato nel suo aspetto più luminoso, simbolo del ritorno della luce. Gli antichi Celti, come tutte le genti del passato vivevano in stretta connessione con i cicli della natura e ne celebravano i vari passaggi con una sacralità che nel corso del tempo abbiamo perso. In particolare, le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della luce, Brigit.   
Presso i Celti infatti era onorata Brigit, la dea del triplice fuoco, patrona dei fabri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si unisce a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia di guarigione. Per gli antichi Celti la poesia rappresentava un’arte sacra, poiché diveniva magia, rito e conteneva la saggezza e la memoria ancestrale delle popolazioni. La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anch’essa una professione magica e le figure dei fabri ritenuti semi-divini si trovano in molte cosmogonie; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione di questa concezione sacra della metallurgia. Sotto l’egida di Brigit troviamo anche i misteri druidici della guarigione, così come lo sono le numerose “sorgenti di Brigit” a testimonianza di tutto ciò. Diffuse un po’ ovunque nelle isole britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni in merito alle loro qualità guaritrici. Ancora oggi, i rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono delle strisce di stoffa con le quali indicano le malattie da cui vogliono guarire.   

I riti tradizionali di Imbolc 

In Irlanda, tradizionalmente di preparano le “croci di Brigit”, fatte con dei rametti, a quattro braccia uguali racchiuse in un cerchio, a simboleggiare la figura della ruota solare. Lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora. Questi oggetti simbolici, preparati con materiale vegetale, ci ricordano che la luce e il calore sono indispensabili alla Madre Terra che si rinnova di anno in anno. Le spighe di avena o di grano usate per fabbricare le croci di Brigit provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Quest’ultimo covone in diverse tradizioni è chiamato la Madre del Grano e la bambola propiziatoria confezionata attraverso le sue spighe è la Fanciulla del grano. Era usanza credere che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risedesse nell’ultimo covone mietuto. Simbolicamente tutto ciò rappresentava la vecchia divinità dell’autunno che si trasformava nella giovane Dea della primavera, a rappresentare il ciclo di morte, trasformazione e rinascita insito nella natura stessa. La chiesa per combattere queste antiche usanze istituì delle processioni con le candele, alle quali a partire dall’undicesimo secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Con il nome di Candelora è nota la celebrazione del 2 febbraio, denominata “presentazione del Signore al Tempio”. È chiaro però che il cristianesimo non ha potuto cancellare il significato più profondo di questa antica festività che, fortunatamente, è arrivata sino ai giorni nostri.  

Celebrare Imbolc oggi 

Imbolc, così come altre festività pagane, è un qualcosa che mi appartiene da sempre. Pertanto, qui di seguito vi offrirò quelle che sono le mie consapevolezze e qualche consiglio utile per celebrare al meglio questo momento. La prima cosa che possiamo fare è riflettere di cosa ci stiamo nutrendo in questo momento sia fisicamente, che emotivamente e spiritualmente. Dopodiché, possiamo innanzitutto fare una bella pulizia sia fisica che energetica dei nostri ambienti, in modo da liberarci del superfluo. Apriamo le finestre, spazziamo via tutta la polvere e il vecchiume e facciamo circolare aria fresca e pulita. Dopo aver pulito passiamo ogni stanza con dell’incenso, immaginando che tutte le energie disarmoniche si dissolvano come neve al sole. Passiamo l’incenso anche attorno al nostro corpo per purificare i nostri corpi sottili.  Questo, simbolicamente è un rituale molto potente poiché iniziamo a fare spazio per il nuovo che verrà. L’uno di febbraio, preferibilmente il mattino, accendiamo una candela bianca che ungeremo precedentemente con dell’olio di lavanda. Nell’atto di accendere la candela con un fiammifero pronunciamo questa frase:” Accendo il sacro fuoco di Brigit, che illumini il mio cammino, la mia anima e mi doni nuova ispirazione”. Dopodiché portiamo la candela in ogni stanza, facendo il giro di tutti gli ambienti ruotando la candela in senso orario. Alla fine, si spegne la candela pronunciando:” Che la sacra fiamma di Brigit arda sempre in me”. Nel mentre visualizziamo la luce che entra in noi. Questa potrà essere una candela speciale che teniamo per accendere tutte le altre e per meditare sul significato profondo di questa festa. Possiamo riflettere su quali aspetti di noi stessi e della nostra vita è bene che abbandoniamo e su tutte quelle cose e progetti che ci fanno “ardere” di passione di gioia. Possiamo riflettere sul nostro lato più materno e accogliente e su quali aspetti di noi stessi dobbiamo prenderci cura, in maniera più gentile e amorevole. Possiamo scrivere su dei bigliettini i nostri intenti e affidarli al sacro fuoco di Brigit, affinché ci doni nuova creatività e ispirazione. C’è un fuoco sacro che arde in ognuno di noi, facciamo in modo di alimentarlo con consapevolezza, così che possiamo portare la nostra luce nel mondo, illuminando il nostro cammino e quello degli altri. Che il sacro fuoco di Brigit, scenda su di voi, vi benedica, vi illumini, riscaldi il vostro cuore e vi accompagni sempre. 
Benedizioni 

La Stregatta 

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